Redazione Primm

Come affrontano la maternità le donne rifugiate nel nostro paese e le politiche di assistenza medica a loro riservate. Essere a casa, ovunque essa sia.

Il graphic novel scritto da Sandrine Martin, racconta la vita di due donne: Mona, profuga siriana che, appena approdata ad Atene, scopre di essere incinta, e Monika, ostetrica che lavora al centro d’accoglienza al quale si è rivolta la donna siriana.
La narrazione si sviluppa lungo tutta la durata della gravidanza di Mona, iniziando ad Atene – dove lei e suo marito sono approdati dopo esser scappati dalla Siria – e concludendosi a Berlino, meta dei due coniugi, dove raggiungeranno la sorella di Mona.

Tra le due si sviluppa una forte empatia che le porterà, nel corso della storia, ad instaurare una solida amicizia.

Il racconto a fumetti è ispirato al progetto EU Border Care, condotto da un’equipe di antropologhe dirette da Vanessa Grotti – antropologa sociale dell’Università di Bologna – nei principali snodi di flussi migratori, quali Atene, Melilla, Lampedusa, la Guyana Francese e l’Isola Mayotte.

L’AUTRICE

Sandrine Martin è un’illustratrice e autrice di fumetti francese, diplomata all”École nationale supérieure des arts décoratifs di Parigi. A partire dal 2004 ha firmato numerose pubblicazioni per ragazzi e storie per periodici. Ha lavorato per testate come Le Monde, LibérationAstrapi Filotéo.
Attualmente vive a Parigi.

Le poco studiate esperienze delle donne

«Gli operatori sanitari delle aree di frontiera proteggono i valori europei fondamentali della salute e della mobilità dei cittadini», afferma Vanessa Grotti. «Dobbiamo garantire una distinzione chiara e continuativa tra diritti sanitari e governance della migrazione». EUBorderCare ha evidenziato la mancanza di consapevolezza sulle esperienze migratorie di genere e la necessità di fornire risposte specifiche di genere in tutte le fasi dell’accoglienza dei migranti.

«Nonostante sia un fenomeno in crescita, le nostre ricerche sul campo hanno confermato che le migrazioni femminili, in particolare quelle in gravidanza, sono state poco studiate», aggiunge Grotti. «I nostri risultati dimostrano che occorre fare di più per organizzare l’assistenza alle donne migranti, riconoscendo i loro bisogni fondamentali, quali l’igiene, l’alloggio e l’assistenza sanitaria». Confrontando le esperienze di tre rotte migratorie, il Mediterraneo orientale (verso la Grecia), il Mediterraneo centrale (verso l’Italia) e il Mediterraneo occidentale (verso la Spagna), il team ha trovato per ogni rotta chiari modelli migratori legati alle nazionalità, alle fasce d’età, alle circostanze personali e familiari e ai problemi legati alla salute riproduttiva.

Ad esempio, le donne in stato di gravidanza rifugiate in fuga dalla guerra e arrivate in Grecia soffrivano di malnutrizione e stress a causa della permanenza protratta nei campi. Le pazienti in stato di gravidanza salvate in Italia erano state spesso separate dai propri cari a causa della schiavitù e della tratta di esseri umani e avevano subito aggressioni e sfruttamento. In un’analisi comparativa dei servizi di emergenza e di maternità in Grecia, Italia e Spagna, il team ha esplorato condizioni di lavoro precarie quali salari sottopagati, carenza di personale, contratti temporanei e turni prolungati.

La ricerca documenta come la salute prenatale e perinatale abbia dovuto essere completamente ripensata e adattata ai contesti di emergenza, con scarso sostegno europeo o internazionale. Tra gli esempi ci sono cliniche e reparti di pronto soccorso che hanno cambiato gli orari di apertura per soddisfare le esigenze di emergenza, quali ad esempio i salvataggi in barca. Ciò si traduce in lunghi turni di lavoro, impiego di interpreti e creazione di documentazione clinica per le pazienti in gravidanza senza cartelle cliniche. In Grecia, gli ospedali statali hanno collaborato con ONG mediche e volontari per garantire la continuità delle cure, mentre in Francia e in Italia, il personale ospedaliero si è coordinato con il settore assistenziale, affidandosi spesso a reti professionali.

«Queste strutture locali e resilienti, sono indispensabili, ma insostenibili senza un supporto sistemico. Del resto, non possono essere facilmente sostituite perché conoscono il territorio meglio di chiunque altro», osserva Grotti. A seguito dell’epidemia di coronavirus, che ha riconfigurato in modo significativo le modalità di erogazione dell’assistenza sanitaria negli ospedali e nelle cliniche più piccole, il team ha deciso di valutare l’impatto che l’emergenza Covid-19 ha avuto sull’organizzazione e l’erogazione dei servizi di assistenza alla maternità. «Speriamo che questo porti alla stesura di una serie di raccomandazioni politiche specifiche per la parità sanitaria nell’assistenza ostetrica nelle zone di confine dell’UE», spiega Grotti.

 IL PROGETTO EU BORDER CARE

EU Border Care è l’acronimo di un progetto di ricerca quinquennale finanziato da un ERC Starting Grant (2015-2020). Si tratta di uno studio comparativo delle politiche sulla maternità tra migranti privi di documenti nelle periferie dell’Unione Europea.

EUBorderCare si è basato sulla ricerca sul campo a lungo termine in ambienti di cura (ad esempio campi profughi, strutture di ONG mediche, reparti maternità), sia temporanei che permanenti, nella Guyana francese e a Mayotte (Francia d’Oltremare), nell’Egeo settentrionale e nell’Attica (Grecia), in Sicilia (Italia) e a Ceuta e Melilla (Spagna). Queste regioni sono state scelte perché hanno conosciuto flussi migratori significativi. Hanno anche sperimentato investimenti insufficienti ma dispongono di sistemi sanitari universali con un’assistenza umanitaria speciale per cure gratuite urgenti, indipendentemente dallo status giuridico. Essendo alle frontiere esterne dell’Europa, sono stati i primi paesi di accoglienza e di richiesta di asilo.

  • LO SCOPO DI EU BORDER CARE: A differenza di altre categorie di migranti, le donne incinte e senza documenti sono un fenomeno in crescita, ma vi sono pochi studi di scienze sociali o sulla salute trattano l’assistenza alla maternità per migranti all’interno dell’Unione Europea.
    Questo argomento tuttavia ha delle implicazioni urgenti: i recenti eventi geopolitici del Nord Africa e del Medioriente hanno scatenato un notevole aumento di donne in gravidanza che entrano nell’Unione Europea con situazioni irregolari e presentando una serie di problematiche che i servizi di maternità in prima linea sulle frontiere dell’Unione Europea devono affrontare, spesso con poca preparazione o poco supporto da parte delle autorità nazionali o internazionali.

  • COME FUNZIONA EU BORDER CARE: EU Border Care si pone come obiettivo quello di tracciare una rete di servizi di assistenza alla maternità nelle periferie europee che si trovino ad affrontare un incremento di flussi migratori. Il team del progetto si impegna ad analizzare il tema della maternità migrante attraverso tre prospettive di ricerca interconnesse: le donne migranti, il personale sanitario e le agenzie istituzionali regionali.

 

Nella giornata di oggi, il ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Andrea Orlando, è intervenuto al Viminale per la firma del Protocollo d'intesa per la prevenzione e il contrasto dello sfruttamento lavorativo in agricoltura e del caporalato.

"Il protocollo che si firma oggi - ha detto, tra l'altro, il ministro Orlando nella sua relazione - segna un passo importante nel contrasto a un fenomeno odioso che interessa un segmento strategico della nostra economia".

Il testo è stato sottoscritto, oltre che dal ministro Orlando, dai ministri dell'Interno e delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, Luciana Lamorgese e Stefano Patuanelli, e dal presidente del Consiglio Nazionale dell'Anci (Associazione Nazionale dei Comuni d'Italia), Enzo Bianco.

L'intervento del Ministro Orlando

Il testo del Protocollo d'intesa

Fonte: Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali

 

ATS Milano deve farsi carico di tutte le prestazioni sanitarie essenziali anche dei cittadini europei privi di residenza e dei requisiti per l’iscrizione al Servizio sanitario nazionale. Il Tribunale di Milano ha infatti condannato lo scorso 2 luglio l’Agenzia di Tutela della Salute locale e l’ospedale Niguarda a garantire l’accesso completamente gratuito alle cure essenziali di una cittadina romena di 53 anni in stato di bisogno.

Nel 2015 alla signora L. era stata impiantata una protesi mitralica meccanica in sostituzione di una precedente protesi biologica, ma da allora non ha potuto eseguire alcun controllo cardiologico perché non poteva pagare le visite.

A differenza di altre Regioni italiane, la Regione Lombardia non riconosce il diritto alle cure essenziali ai cittadini europei non regolarmente soggiornanti, che sono costretti a sostenere per intero il costo delle terapie, pagando quindi di tasca propria visite ambulatoriali, ricoveri e farmaci, indipendentemente dal reddito.

“Sono stati necessari due anni e due ricorsi, ma la sentenza obbliga per la prima volta ATS e ASST a riconoscere il diritto alle cure essenziali indipendentemente dalla situazione amministrativa ed economica dell’assistito” ha commentato Alessia Mancuso, dell’area legale di EMERGENCY.

La signora L. era stata visitata nel 2019 dall’Ambulatorio mobile di EMERGENCY. Avrebbe dovuto fare una visita di controllo a tre mesi dell’intervento, ma lo staff sanitario di EMERGENCY ha verificato che la paziente non era ancora stata presa in carico da nessuna struttura.

L. inoltre aveva assunto solo alcune delle cure farmacologiche che le erano state prescritte.

“Purtroppo,” – spiega il dr. Emanuele Longo, medico dell’Ambulatorio mobile di EMERGENCY – “il deterioramento di una protesi valvolare cardiaca, o una sua disfunzione, può causare un alto tasso di mortalità. Inoltre, le terapie farmacologiche a cui è sottoposta la signora L. devono essere monitorate costantemente per evitare l’insorgere di complicanze, quali possibili emorragie nel caso della terapia anticoagulante orale. Per questa ragione, i controlli specialistici, quali le visite cardiologiche o l’ecocardiografia o gli esami del sangue, dovrebbero essere periodici oppure il più precoci possibili, per identificare l’insorgenza di problemi”.

Come verificato da EMERGENCY, la signora L. aveva effettuato solo alcuni controlli presso il Centro terapia anticoagulante orale per monitorare le cure farmacologiche, sempre dietro pagamento di 85,16 euro a singola prestazione.

EMERGENCY si è così rivolta agli uffici dell’Ospedale di Niguarda, sottolineando l’illegittimità dell’esclusione della signora L. dal normale percorso di controllo. Gli uffici preposti hanno continuato a rifiutare la presa in carico della paziente. Il caso è stato così affidato all’avvocato Marco Paggi dell’Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione che – in collaborazione con EMERGENCY – promuove la tutela del diritto alle cure dei cittadini stranieri irregolari. L’avv. Paggi ha provveduto a depositare il ricorso lo scorso novembre.

Nel dare lettura della sentenza nel corso dell’udienza, il giudice si è riservato sessanta giorni per il deposito della motivazione.

La mancanza di copertura sanitaria è un problema che coinvolge tutti i cittadini europei indigenti che soggiornano nella Regione Lombardia, che sono privi di una copertura sanitaria del Paese di origine e dei requisiti per l’iscrizione anagrafica. Questi cittadini sempre più spesso rinunciano alle cure essenziali perché non riescono a sostenerne i costi, con evidenti rischi per la tutela della salute individuale e collettiva.

Nel dicembre 2012 l’Accordo sottoscritto in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano ha fornito indicazioni per la corretta applicazione della normativa sull’accesso alle cure dei cittadini stranieri proponendo, tra le altre cose,  a tutte le Regioni e Province di adottare il tesserino/codice ENI (Europei Non Iscritti) per i cittadini europei privi di residenza e dei requisiti per l’iscrizione al Servizio sanitario nazionale: in questo modo l’accesso alle prestazioni urgenti ed essenziali verrebbe garantito in condizioni di parità con gli italiani, così come accade per i cittadini extra-UE in possesso di tessera STP.

La Regione Lombardia non ha finora introdotto l’utilizzo del tesserino ENI, per cui di fatto questi cittadini sono ancora costretti a sostenere per intero il costo delle prestazioni essenziali.

“La sentenza avrà effetto esclusivamente sulla nostra paziente, ma si tratta comunque di un primo passo fondamentale per sollecitare una revisione delle attuali indicazioni regionali. Nonostante le segnalazioni e le diffide inviate, finora la Regione Lombardia non ha mai effettivamente riconosciuto l’Accordo sottoscritto in sede di Conferenza Stato – Regioni, conclude Mancuso.

EMERGENCY è presente in Italia dal 2006 con progetti socio-sanitari in 8 regioni. Dall’inizio della pandemia ha messo a disposizione delle autorità sanitarie le proprie competenze attivando progetti per la cura dei malati, la prevenzione del contagio e il contrasto della povertà generata dalla crisi economica. Nel 2020 ha inoltre dato inizio a Nessuno escluso, un progetto di distribuzione gratuita di pacchi alimentari e beni di prima necessità alle persone che in questo momento sono in difficoltà economica e non hanno accesso ad altri aiuti.

Fonte: Emergency

Il Tribunale di Milano ha accolto il ricorso di una cittadina comunitaria della Romania a cui erano state negate le cure perché priva di residenza e dei requisiti per l’iscrizione al Servizio sanitario nazionale, condannando Ats Milano e Asst Niguarda a farsi carico di tutte le prestazioni sanitarie essenziali .

Il ricorso a novembre 2020 è stato promosso da Emergency con il supporto legale di Asgi, l’Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione.

«La nostra richiesta – spiega l’avvocato di Asgi Marco Paggi a La Stampa – era che la signora L. avesse il diritto, pur essendo non regolare, di essere presa in carico per le cure essenziali che rientrano nei Lea (livelli essenziali di assistenza, ndr). Anche perché questo diritto è previsto sia dall’articolo 32 della Costituzione, che garantisce le cure a chiunque si trovi sul territorio italiano, che dall’articolo 35 del Testo Unico, che assicura cure essenziali e urgenti anche a carattere continuativo a chi è indigente».

 

Il quadro economico e sociale italiano è caratterizzato, alla metà del 2021, dai contraccolpi negativi della crisi derivata dall’emergenza sanitaria, ma anche dal delinearsi della ripresa dell’attività economica. La recessione globale è stata violenta e di breve durata, con un immediato rimbalzo favorito dalle misure di sostegno e ulteriori pause dovute ai provvedimenti di contenimento del contagio. I mesi più recenti vedono il convergere di tutte le principali economie verso un sentiero di veloce recupero a cui il nostro Paese sembra essersi agganciato.

Nel primo trimestre 2021, nonostante il prolungarsi dell’emergenza, l’attività economica si è stabilizzata, con importanti progressi nella manifattura e nelle costruzioni e in alcuni comparti del terziario. In primavera, la ripresa dell’industria si è accentuata e il clima di fiducia delle imprese è divenuto via via più positivo anche in gran parte dei servizi. La crisi ha investito anche il mercato del lavoro: il calo dell’occupazione ha riguardato all’inizio principalmente i dipendenti a termine e gli indipendenti, poi anche i lavoratori a tempo indeterminato. 

La chiusura delle frontiere nel primo anno di pandemia ha causato un crollo delle migrazioni verso l’Italia. Il dato è evidenziato nel Rapporto Annuale Istat 2021, presentato la scorsa settimana, secondo il quale i flussi in ingresso nel 2020 si sono ridotti del 30,6 per cento rispetto alla media dei cinque anni precedenti.

La contrazione dei flussi anagrafici in entrata, spiega l’Istat, non ha riguardato tutte le aree geografiche nello stesso modo, sia in generale che nel corso dell’anno.

Nei mesi di gennaio e febbraio, precedenti l’emergenza sanitaria, si osserva una riduzione media di ingressi del 8,8 per cento rispetto alla media 2015-2019, concentrata nelle provenienze dall’Africa (-37,4 per cento), mentre gli ingressi dall’America Latina aumentano di altrettanto. Durante il periodo della prima ondata pandemica, da marzo a maggio, si registrano consistenti cali delle immigrazioni (-66,3 per cento complessivo) per tutti i paesi di origine.

Nella fase di transizione e durante la seconda ondata le iscrizioni dall’estero subiscono riduzioni più contenute, con una lieve ripresa dei flussi provenienti dal Nord America. Quelli provenienti dai paesi africani mostrano sempre un calo di entità superiore alla media. In generale, nel corso del 2020, il flusso di immigrati provenienti dal Gambia e dal Mali si riduce del 67 per cento, dalla Nigeria e dal Ghana del 54 per cento. Per le provenienze asiatiche le riduzioni più consistenti si osservano per Filippine e Cina (-51 per cento). È meno forte il calo degli immigrati dalla Romania (-40 per cento), da anni principale paese di provenienza dei flussi di iscrizione dall’estero.

Fonte: Stranieri in Italia

Giovedì, 08 Luglio 2021 11:14

Guida ai servizi per l'autonomia

Una guida ai servizi per l'autonomia e una brochure dei servizi e dei numeri di emergenza nella zona di Monteprandone, San Benedetto del Tronto, Spinetoli e dintorni per supportare i cittadini e le cittadine di Paesi Terzi.

I bisogni delle vittime di tratta sono complessi e richiedono servizi ed interventi che vanno dall’emergenza all’assistenza a breve e lungo termine. 

Il progetto LIBES – Life Beyond the Shelter, finanziato dall’Unione Europea e realizzato da cinque organizzazioni no profit provenienti da Belgio, Germania, Italia e Spagna, di cui la Cooperativa On the Road è partner, ha come obiettivo quello di favorire un’integrazione positiva a lungo termine dei cittadini e delle cittadine vulnerabili di Paesi Terzi nelle società ospitanti attraverso il sostegno durante la transizione dai centri di accoglienza all’autonomia. Per questo motivo, nell’ambito del progetto AMIF LIBES sono stati prodotti una guida ai servizi per l’autonomia e una brochure ai servizi e i numeri di emergenza.

Nelle guide e nelle brochure sono elencate informazioni, indirizzi, numeri di telefono utili per la ricerca e la gestione abitativa, la formazione e la ricerca lavorativa, per segretariati e sindacati, pubblica amministrazione e mobilità, gestione finanziaria e familiare, salute e benessere, comunità e sicurezza, oltre ai numeri di emergenza di Pronto Soccorso, Carabinieri, Polizia di Stato, Vigili del Fuoco e Centri Antiviolenza.

Fonte: ontheroad.coop

La conoscenza dei diritti e delle responsabilità è fondamentale per l’integrazione dei cittadini e lavoratori stranieri. È con questo obiettivo che da oltre dieci anni il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali pubblica un Manuale d'uso per l’integrazione, pensato per chi deve arrivare o già si trova in Italia.

Attraverso le risposte agli oltre 250 quesiti che vengono posti con maggiore frequenza (FAQ), il Manuale fornisce indicazioni utili per aiutare i cittadini stranieri nel loro percorso d'inclusione socio-lavorativa e nella soluzione di problemi legati alla vita quotidiana, alla ricerca di un lavoro dignitoso, all'instaurazione di un rapporto di lavoro, alla richiesta di un visto o un permesso di soggiorno, all'iscrizione al Servizio Sanitario Nazionale e all'apertura di un conto bancario.

La versione  aggiornata del Manuale è stata realizzata con il supporto tecnico dell’Ufficio per l’Italia dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL)  nell’ambito del progetto “Supporto al rafforzamento della governance inter-istituzionale sullo sfruttamento lavorativo”.

 Il progetto è cofinanziato dal Programma di sostegno alle riforme strutturali della Commissione Europea e dall’OIL.

Il manuale è disponibile al seguente link.

Fonte: www.integrazionemigranti.gov.it

Lunedì, 05 Luglio 2021 16:34

Migrazioni forzate e asilo

Aggiornamento sull’accoglienza in Europa e in Italia dei richiedenti asilo

Mercoledì 7 luglio dalle ore 14.00 alle ore 17.30

L’incontro è organizzato nell’ambito del Progetto regionale FAMI2219 "Azioni del Servizio sanitario della Regione Marche per la salute psico-fisica dei migranti forzati (richiedenti protezione, rifugiati/protezione sussidiaria e diniegati) e dei minori non accompagnati” con l’obiettivo, attraverso autorevoli figure quali quella dell’Europarlamentare Pietro Bartolo, di fornire una puntuale e aggiornata informazione sull’accoglienza dei richiedenti asilo in Europa e in Italia.

Infatti, nonostante l’ ingente flusso di notizie riguardanti il fenomeno migratorio e, in particolare, sulla questione dei profughi, manca una seria e circostanziata informazione, necessaria ai decisori politici e ai tecnici operanti a vari livelli per governare e gestire il fenomeno e agli operatori del Servizio Sanitario e dei Servizi Sociali per organizzare le risposte più appropriate e costruire reti e relazioni per renderle più efficaci.                    

A presentare l'incontro sarà Patrizia Carletti Responsabile progetto FAMI2219, Osservatorio sulle Diseguaglianze nella salute / ARS Marche. Con Pietro Bartolo, medico di Lampedusa, Europarlamentare si farà il punto sugli orientamenti dell’Europa in relazione all’accoglienza dei profughi e Alessandro Metz, Armatore della nave Mare Jonio di Mediterranea Saving Humans racconterà che cosa sta accadendo ai confini dell’Europa. Gianfranco Schiavone dell'Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione fornirà un aggiornamento sulle caratteristiche del “sistema di accoglienza in Italia” a seguito dell’ultima legge 173/2020.

Termineranno l’incontro le testimonianze di operatori dei centri di accoglienza, per rappresentare il contesto dell'accoglienza sul nostro territorio.

Il partenariato del progetto FAMI2219, oltre all’ASUR Marche, è costituito dalla Cooperativa Sociale On The Road, dalla Cooperativa Sociale Vivere Verde Onlus e dalla Cooperativa Sociale Nuova Ricerca Agenzia Res che, impegnate nel territorio nell’accoglienza dei migranti con disagio psichico e degli “esclusi” in condizioni di vagabondaggio sociale, apportano al Progetto un importante contributo alla presa in carico territoriale e alla valorizzazione delle competenze dei migranti, a beneficio dell’intera comunità.

È possibile seguire l'incontro tramite partecipazione attiva sulla piattaforma Zoom con Iscrizione obbligatoria tramite il link https://bit.ly/2UR8WxU. L'intero evento verrà trasmesso in diretta anche sul canale Facebook della pagina FAMI2219, consultabile per ulteriori informazioni e dettagli.

PROGRAMMA

Evento organizzato nell'ambito di "Azioni del Servizio sanitario della Regione Marche per la salute psico-fisica dei migranti forzati e dei minori non accompagnati"
ore 14.00
Saluti istituzionali
Francesco Acquaroli
Presidente Giunta Regionale Marche
 
ore 14.15
Presentazione dell’incontro
Patrizia Carletti
Responsabile progetto FAMI2219, Osservatorio sulle
Diseguaglianze nella salute / ARS Marche
 
ore 14.30
Accoglienza dei richiedenti asilo in Europa:
a che punto siamo?
Pietro Bartolo
Europarlamentare
 
ore 15.15
Ai confini dell’Europa
Alessandro Metz Armatore della nave Mare Jonio
di Mediterranea Saving Humans
 
ore 16.00
L’accoglienza per richiedenti asilo e rifugiati dopo l’ultima
legge 173/2020. Un sistema sempre incerto ed instabile
Gianfranco Schiavone
Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione
 
ore 16.40
Testimonianze di operatori dei Centri di accoglienza
 
ore 17.00
Conclusioni
 
Organizzato da Osservatorio sulle Diseguaglianze nella Salute / ARS Marche in collaborazione con ASUR Marche, On The Road, Nuova Ricerca Agenzia RES, Vivere Verd
Lunedì, 05 Luglio 2021 15:32

Migranti e contribuenti

In Italia c’è un piccolo esercito di contribuenti, forte di oltre 2,3 milioni di operai, badanti, muratori, commercianti, che lo scorso anno ha dichiarato un reddito di 30,3 miliardi di euro. È l’esercito dei lavoratori stranieri. Quanto valgono le loro tasse? Circa quattro miliardi di euro l’anno. Un bel tesoretto, se si pensa che 4 miliardi è la somma stanziata dal decreto “Cura Italia” per la cassa integrazione in deroga (a seguito dell’emergenza Covid) e sempre 4 sono i miliardi previsti dal decreto “Rilancio” per la cancellazione di due rate Irap alle imprese in difficoltà.

La metà dei contribuenti stranieri in 4 regioni. A fotografare l’impatto fiscale dell’immigrazione in Italia è uno studio della Fondazione Leone Moressa, che analizza i dati del Mef sulle dichiarazioni dei redditi del 2020. Ebbene, se si considera la più vasta platea dei nati all’estero, i numeri “raccontano” di 4,2 milioni di contribuenti, che hanno dichiarato 60,2 miliardi di euro di redditi e versato 9 miliardi di euro di Irpef. Osservando i dati regionali, oltre la metà dei contribuenti nati all’estero si concentra in quattro regioni: Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto e Lazio. Mediamente un contribuente nato all’estero ha dichiarato 14.680 euro, quasi 8mila euro in meno rispetto a un contribuente italiano.

La comunità romena è la più numerosa. Limitandosi ai contribuenti con cittadinanza straniera (molti nati all’estero sono italiani), «possiamo stimare un numero di contribuenti pari a 2,3 milioni – scrivono i ricercatori della Moressa – da qui è possibile calcolare il volume dei redditi dichiarati dai contribuenti stranieri (30,3 miliardi di euro) e il volume di Irpef versata (4 miliardi). La comunità più rappresentata rimane quella della Romania con oltre 635mila contribuenti, seguita da Albania (162mila) e Cina (149mila). La media di reddito pro-capite passa da 14.680 (nati all’estero) a 13.101».

Fonte: Repubblica

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