Redazione Primm

Mercoledì, 17 Febbraio 2021 12:05

Rapporto Ismu sulle migrazioni 2020

Sarà online, quest’anno, la presentazione del Rapporto sulle migrazioni della Fondazione Ismu – Iniziative e studi sulle multietnicità di Milano. L’evento potrà essere seguito sugli account YouTube  Facebook  di Ismu martedì 23 febbraio 2021, a partire dalle ore 11.
Diventato un punto di riferimento per il quadro statistico (ma non solo) del fenomeno migratorio in Italia e in Europa, il Rapporto propone una lettura del fenomeno migratorio alla luce del Coronavirus. La pubblicazione (26° edizione) analizza, in particolare, l’impatto che la pandemia da Covid-19 ha avuto e sta avendo non solo sui flussi migratori, ma anche sulla popolazione straniera presente in Italia.
Oltre alle consuete aree di attenzione (salute, lavoro e scuola) e agli aspetti statistici, il volume presenta un approfondimento sull’attuale quadro normativo, soffermandosi in particolar modo sulla più importante modifica legislativa in materia di immigrazione introdotta nel 2020, la nuova “regolarizzazione”.
Il Rapporto è arricchito, inoltre, da approfondimenti sul legame tra media, politica e immigrazione, sui rifugiati e sull’azione umanitaria, sul razzismo e sulla discriminazione ai tempi della pandemia. Infine, anche quest’anno è riservato uno sguardo all’Europa, in special modo alle nuove prospettive per le politiche migratorie europee, e al mondo, con una particolare attenzione alle migrazioni provenienti dall’Africa.

Presentazione live sui social il 23 febbraio 2021, dalle ore 11.

Fonte: Cinformi

Mercoledì, 17 Febbraio 2021 11:59

Permessi di soggiorno più sicuri

Permessi di soggiorno più moderni e meno soggetti a contraffazione rispetto a quelli attuali sono in arrivo per i cittadini stranieri in Italia. A darne notizia è il portale interministeriale Integrazione Migranti  .
I dettagli sono definiti in un decreto (del 20 gennaio 2021) del ministero dell’Interno, predisposto con il ministero per l’innovazione tecnologica e la digitalizzazione e già pubblicato in Gazzetta Ufficiale. Vengono così recepiti i nuovi standard di sicurezza adottati a livello europeo.
Fra le novità, la data di scadenza verrà sempre indicata sul permesso. I permessi UE per soggiornanti di lungo periodo, quindi, non riporteranno più la dicitura “illimitata” relativa al diritto di residenza in Italia, ma giorno, mese e anno in cui scade la validità del documento fisico che attesta quel diritto.
Dopo una sperimentazione che riguarderà solo la Questura di Terni, i nuovi permessi di soggiorno verranno rilasciati su tutto il territorio nazionale. I permessi rilasciati secondo gli standard precedenti resteranno validi fino alla scadenza o all’eventuale sostituzione col nuovo modello.

Decreto 20 gennaio 2021 

Fonte: Cinformi

Mercoledì, 23 Dicembre 2020 14:09

Auguri di Buone Feste

La redazione di Migranti Marche vi augura Buone Feste e Felice Anno Nuovo.

 

Mercoledì, 16 Dicembre 2020 10:14

Migrazioni e diritti

In occasione della Giornata internazionale dei diritti dei migranti il prossimo 18 dicembre "Refugees Welcome Italia - Macerata", in collaborazione con "l'Officina Universitaria di Macerata", organizza l'evento intitolato "Migrazioni e Diritti".
 
Troppo spesso quando si parla di migrazioni si fa presto a relegare il fenomeno ad un mero problema, senza tenere conto che dietro ai numeri ci sono delle vite con delle storie e delle persone con dei diritti. L'evento vuol dare voce all'idea dell'accoglienza, all'ascolto, alle testimonianze (locali e non) e analizzare le prospettive storiche in grado di mettere in luce le criticità che ci ritroviamo ad affrontare oggi in materia ed offrire spunti su come superarle.
 
L'evento sarà in diretta Facebook!
 
Fonte: "Refugees Welcome Italia - Macerata

Rispetto al 2011, l’ultimo anno in cui si è effettuato un Censimento di tipo tradizionale, gli stranieri presenti in Italia sono aumentati di 1.012.010 unità, pari al 25% in termini relativi. Gli stranieri presenti in Italia rappresentano nel 2019 l’8,4% della popolazione totale e sono lo 0,9% in più rispetto al 2018. Tale crescita non è riuscita però a compensare il decremento della popolazione complessiva residente in Italia considerato il calo demografico di quasi 220 mila residenti autoctoni. Nel decennio intercensuario precedente (2001-2011) la popolazione straniera aveva triplicato la sua presenza, quindi oggi siamo di fronte a un incremento molto più contenuto.

È la fotografia della presenza straniera che ci restituisce Istat con il Censimento 2018/2019, il primo della nuova serie dei censimenti permanenti che d'ora in avanti permetterà all'Istituto una diffusione annuale dei risultati. Qui in testo integrale diffuso da Istat con una sintesi dei principali risultati per gli anni 2018 e 2019 e una analisi più dettagliata delle variabili attualmente validate: popolazione per sesso, età e cittadinanza, grado di istruzione e condizione professionale, area geografica e paese estero di cittadinanza. Qui invece l’infografica relativa alla presenza straniera.

Le donne rappresentano il 51,7% della popolazione straniera e la loro incidenza cresce con l’avanzare dell’età. Lo scarto tra l’età media degli uomini e quella delle donne è di quasi 4 anni (rispettivamente, 32,8 e 36,6 anni). Il genere femminile prevale tra gli europei (59%), gli americani (61,1%) e gli oceaniani (58,7%), mentre gli africani sono a maggioranza uomini.

La più giovane struttura per età della popolazione straniera costituisce un fattore che rallenta il processo di invecchiamento della popolazione residente in Italia. L’età media degli stranieri infatti è più bassa di 11,5 anni rispetto a quella degli italiani (34,7 anni contro 46,2 anni nel 2019) e l’indice di dipendenza ha valori dimezzati rispetto a quello relativo ai cittadini italiani. I più giovani sono i cittadini provenienti dal continente africano che hanno un’età media di 31,2 anni. Ciò è chiaramente dovuto a flussi in entrata di stranieri in età giovane, ma anche alla più consistente presenza di bambini (6,3% quelli stranieri contro 3,6% di italiani). Tuttavia, nel periodo 2001-2019 anche l’età media degli stranieri mostra un trend in crescita, essendo aumentata di 3,8 anni (da 30,9 a 34,7).

Il nostro Paese si caratterizza anche per composita geografia delle provenienze: ben 195 nazionalità, con le prime 10 collettività che costituiscono il 63,5% del totale. Circa la metà degli stranieri censiti proviene dal vecchio continente e poco più di un quinto dall’Africa (22%). L’Asia rappresenta il 21% del totale e l’America il 7,3%. La presenza dell’Oceania è assolutamente trascurabile (0,04%) così come quella delle persone senza alcuna cittadinanza, che ammontano in totale a 744 unità (0,01%). Il primo Paese di provenienza è la Romania, da dove provengono il 23% degli stranieri, seguono Albania e Marocco, che registrano ciascuno poco più dell’8% del totale.

La presenza straniera non si distribuisce uniformemente sul territorio nazionale: nel Nord-Italia risiede più del 58% della popolazione immigrata, nel Centro il 25%, oltre il 12% nella ripartizione meridionale, il 5% nelle Isole. Inoltre, è più elevata nei comuni con oltre 100mila abitanti (11,4% nel 2018 e 11,5% nel 2019) e sempre sotto il valore medio nazionale nei comuni più piccoli. Nel Nord si registrano anche i più bssi valori dell’età media e degli indici di vecchiaia, nonché le percentuali più alte di bambini in età 0-4 anni (circa il 7%).

Un elemento di particolare interesse è rappresentato dal contributo dato dalla popolazione straniera al ripopolamento dei Borghi più belli d’Italia. Da un lato gli stranieri hanno modificato positivamente la componente in età da lavoro della popolazione, in special modo quella femminile; dall’altro, si è ampliata la base della piramide delle età grazie alle nuove nascite. In particolare, i cittadini non comunitari tendono a concentrarsi nei Borghi più piccoli.

Per saperne di più

Fonte: Istat

L’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali (UNAR) ha sottoscritto con le Organizzazioni Sindacali e Datoriali un Protocollo di intesa per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni in ambito lavorativo.
 
L’ambiente di lavoro, spiega l'Unar in una nota, è uno dei principali luoghi in cui possono concretizzarsi il riconoscimento delle pari opportunità, la valorizzazione delle differenze e delle competenze di tutti i lavoratori e le lavoratrici, l’effettiva e piena inclusione di tutte le persone indipendentemente dall’origine etnica o da altri fattori di discriminazione, anche con riferimento alla discriminazione multipla.
 
L’UNAR e le Organizzazioni sindacali e datoriali firmatarie del protocollo intendono lavorare in sinergia per promuovere e diffondere una cultura di integrazione, di inclusione e di promozione sociale, anche mediante iniziative comuni di informazione, formazione e sensibilizzazione.
 
In attuazione del Protocollo di intesa sarà istituita una Cabina di regia nazionale ad hoc, coordinata dall’UNAR, di cui faranno parte tutti i soggetti firmatari, per raccordare gli interventi in materia di non discriminazione nell’ambiente lavorativo, diffondere la conoscenza delle buone prassi già realizzate a livello nazionale e territoriale e promuovere nelle diverse realtà produttive le pratiche di diversity inclusion, favorendo nel mercato del lavoro l’instaurarsi di un proficuo clima aziendale che tenga nell’opportuna considerazione le esigenze connesse con le specificità dei lavoratori e delle lavoratrici. L’ambiente di lavoro può diventare così un’occasione importante per lo sviluppo di politiche di azioni positive di contrasto alle discriminazioni e di promozione della persona.
 
Fonte: UNAR
Venerdì, 04 Dicembre 2020 15:02

WEBINAR "POLITICA E DIRITTO ALLA CITTADINANZA"

Venerdì 4 dicembre 2020, alle 16.30, si terrà il webinar "Politica e diritto alla cittadinanza", organizzato da CoNNGI - Coordinamento Nazionale Nuove Generazioni Italiane, NIBI - Neri Italiani Black Italians e dal movimento Futuro è ora parte della Coalizione Articolo 3. 

L'obiettivo di questo confronto, che vedrà protagonisti alcuni rappresentanti delle nuove generazioni italiane - Diana Pesci, Diana Paulescu e Yassine El Ghlid - in dialogo con rappresnetanti politici di differente orientamento - Laura Boldrini, Matteo Orfini e Marco Pacciotti -, è quello di trovare un punto di incontro e ascolto sulla riforma della cittadinanza mostrandone le criticità. 

Si potrà seguire il webinar sulle pagine Facebook degli organizzatori. Qui l'evento.

Fonte: Integrazione Migranti

Hanno diritto agli assegni per il nucleo familiare anche i lavoratori stranieri che hanno lasciato in patria coniuge o figli.

La Corte di Giustizia Ue con due sentenze del 25 novembre scorso (causa C‑303/19 e C-302/19) ha, infatti,  riconosciuto che uno Stato membro non può rifiutare o ridurre il beneficio di una prestazione di sicurezza sociale al soggiornante di lungo periodo o ai titolari di un permesso unico lavoro, per il motivo che i suoi familiari o taluni di essi risiedono non sul suo territorio, bensì in un paese terzo, quando invece accorda tale beneficio ai propri cittadini indipendentemente dal luogo in cui i loro familiari risiedano.

La questione

Nell'ordinamento italiano l'assegno al nucleo familiare (ANF), istituito dalla legge n. 153/88, è una prestazione economica a sostegno del reddito delle famiglie dei lavoratori dipendenti o dei pensionati da lavoro dipendente, calcolata in relazione alla dimensione del nucleo familiare, alla sua tipologia, nonché al reddito complessivo prodotto al suo interno. L'assegno viene pagato ai lavoratori dipendenti in attività, in occasione del pagamento della retribuzione direttamente dal datore di lavoro. L'importo dell'assegno è calcolato in base alla tipologia del nucleo familiare, al numero dei suoi componenti e all'importo del reddito complessivo prodotto nell'anno solare precedente al periodo cui si riferisce la domanda. 

Vengono considerati parte del nucleo familiare il richiedente, il proprio coniuge ed i figli minori di anni 18, conviventi o meno.  I lavoratori stranieri, a differenza di quelli italiani e comunitari, hanno diritto all'assegno per il nucleo familiare solo per i familiari residenti in Italia, salvo il caso in cui il paese di provenienza del lavoratore abbia stipulato con l'Italia una convenzione in materia di trattamenti di famiglia, o nei casi in cui possa applicarsi la normativa comunitaria di sicurezza sociale ( legge n. 153/88 articolo 2, comma 6 bis)

I lavoratori stranieri rifugiati politici, in conseguenza dell'equiparazione ai cittadini italiani, hanno invece diritto all'assegno anche per i familiari residenti all'estero.

La differenza di  trattamento tra cittadini italiani e stranieri ha dato luogo negli anni ad un notevole contenzione ed alla fine i dubbi sul carattere discriminatorio della norma hanno indotto la Cassazione (con l'ordinanza n. 9022 del 1 aprile 2019)  a sollevare questione pregiudiziale  con riferimento alla sua compatibilità con il principio di parità di trattamento con i cittadini nazionali previsto per i cittadini stranieri titolari di un permesso unico lavoro (articolo 12, lett. e della direttiva 2011/98/UE). Parimenti, con l'ordinanza n.9021, la Cassazione ha sollevato questione pregiudiziale  con riferimento alla compatibilità della  sopracitata norma sugli ANF con il principio di parità di trattamento con i cittadini nazionali previsto per i cittadini stranieri titolari di permesso di soggiorno Ue per soggiornanti di lungo periodo (articolo 11 lett. d della direttiva 2003/109/UE).

La decisione

La Corte di Giustizia ha riconosciuto che la diversità di trattamento prevista dalla normativa italiana è in contrasto sia con la direttiva 109/2003 (che riguarda i soggiornanti di lungo periodo) sia con la direttiva 2011/98 (che riguarda i titolari di un permesso unico lavoro).

Entrambe le direttive, riconosce la Corte "mirano a creare condizioni uniformi minime nell'Unione a  riconoscere che i cittadini di paesi terzi contribuiscono all'economia dell'Unione con il loro lavoro e i loro versamenti contributivi di imposte e a fungere da garanzia per ridurre la concorrenza sleale tra i cittadini di uno stato membro e i cittadini di paesi terzi derivante dall'eventuale sfruttamento di questi ultimi" e non consentono pertanto (salvo casi particolari)  trattamenti differenziati.

Fonte: Corte di Giustizia dell'Unione Europea

Martedì, 01 Dicembre 2020 21:34

CICLO DI INCONTRI PER COSTRUTTORI DI PACE

Ciclo di incontri per costruttori di pace organizzato dalla Scuola di pace di Pesaro per imparare a costruire ponti e non muri.

12 Dicembre 2020 ore 16:00 - 18:00 

16 Gennaio 2020 ore 16:00 - 18:00

Partecipazione su Facebook Live

In allegato la locandina.

Fonte: Scuola di pace Pesaro

Per accompagnare migranti e persone con background migratorio in tutti gli stadi dell'integrazione è stato presentato il focus su Istruzione, Lavoro, Salute e Casa.

La Commissione Europea ha presentato il Piano d'azione per l'integrazione e l'inclusione 2021-2027 (qui una scheda di sintesi). “Se vogliamo aiutare le nostre società ed economie a prosperare, abbiamo bisogno di supportare chiunque è parte della società, con l’integrazione come diritto e dovere per tutti”. Questa sfida non riguarda solo gli ultimi arrivati, ma anche quanti, arrivati da tempo, hanno acquisito la cittadinanza comunitaria con la naturalizzazione. Per questo, il nuovo Piano allarga il suo raggio di azione dai cittadini dei Paesi terzi fino ai cittadini Ue con background migratorio, una novità importante rispetto al Piano d’Azione per l’Integrazione del 2016, di cui raccoglie il testimone. 

Si parte da un insieme di principi e valori chiave. L' inclusione deve essere “per tutti”, quindi tutte le politiche devono essere accessibili e funzionare anche per i migranti. Allo stesso tempo, quando necessario, serve un supporto targettizzato e “su misura”, mentre l'ottica di genere e la lotta contro la discriminazione devono diventare la norma. "Un’integrazione di successo dei migranti dipende sia dall'azioni iniziale che dall’investimento a lungo termine”, scrive la Commissione, che mira quindi a supportare ogni stadio del processo. Le partnership multistakeholder massimizzeranno il valore aggiunto, chiamando in gioco tutti i livelli di governo: europeo, nazionale e locale, ma anche tutti gli attori dell’integrazione: società civile, istituzioni educative, datori di lavoro e parti socio-economiche, comunità religiose, organizzazioni della diaspora e i migranti stessi...  
 
Il Piano individua quattro aree di azione principali relative a: Istruzione e formazione, Lavoro e competenze, Salute e Casa.  
 
Per istruzione e formazione, si mira a favorire l'accesso dei bambini migranti o con background migratorio a educazione e cura nella prima infanzia di alta qualità e inclusive;  fornire agli insegnanti formazione e strumenti per gestire classi multiculturali e multilingue a beneficio di tutti gli alunni; creare comunità di apprendimento multi-stakeholder che coinvolgano scuole, servizi sociali e genitori; a velocizzare e semplificare il riconoscimento delle qualifiche acquisite in Paesi non Ue;  a promuovere la partecipazione dei migranti a programmi completi di formazione linguistica e civica che iniziano quando arrivano e li accompagnano lungo i percorsi di integrazione.  
 
Nell'area Lavoro e competenze, gli obiettivi principali sono: rafforzare la cooperazione tra gli attori chiave del mercato del lavoro e i migranti a livello europeo, nazionale e locale; supportare maggiormente gli imprenditori migranti, inclusi gli imprenditori sociali, attraverso facilitazioni per l’accesso al credito, formazione e consulenza; aumentare la partecipazione delle donne al mercato del lavoro; rendere più efficace e veloce la  valutazione delle competenze e supportare upskilling e reskilling anche attraverso la validazione di procedure per l’apprendimento non formale e informale; aumentare la partecipazione dei migranti a istruzione e formazione professionale di alta qualità.  
 
Per quanto riguarda la Salute, il Piano d’azione vuole che migranti e cittadini Ue con background migratorio siano informati dei loro diritti e abbiano parità di accesso ai servizi sanitari, inclusi quelli per la salute mentale, secondo le condizioni di legge e le prassi nazional. Nel facilitare l’accesso ai servizi sanitari, si deve, inoltre, tenere pienamente conto delle sfide specifiche affrontate dalle donne, inclusa l’assistenza sanitaria pre-natale e alle neomadri.  
 
Si sottolinea l'importanza di garantire l’accesso ad alloggi adeguati e a buon mercato, compreso l’housing sociale. In questo caso i  singoli Stati membri e autorità regionali e locali devono avere a disposizione strumenti e buone pratiche per contrastare le discriminazioni nel mercato degli alloggi, così come soluzioni innovative per favorire l’inclusione e combattere la segregazione. Si propone di promuovere modelli di alloggio individuali, anziché collettivi, per i richiedenti asilo, in particolare le famiglie, e disseminare e ampliare modelli innovativi per i titolari di protezione internazionale.  
 
Infine, le azioni a supporto di un’effettiva integrazione e inclusione, trasversali a tutte le aree prese in considerazione: costruire partenariati forti tra tutti gli attori; sfruttare le opportunità offerte dai fondi europei; promuovere la partecipazione e l’incontro con la comunità ospitante; potenziare l’uso delle nuove tecnologie e di strumenti digitali; monitorare i progressi mirando a politiche di integrazione e inclusione basate sulle evidenze.  
 
 
Fonte: Europa.eu
 
 
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