Redazione Primm

La Commissione territoriale chiamata a pronunciarsi su una domanda di protezione internazionale può riconoscere lo status di rifugiato (o in subordine la protezione sussidiaria) oppure adottare una decisione di rigetto.  È anche possibile che la Commissione Territoriale, nei casi in cui non ritiene ci siano i presupposti per accogliere la domanda di protezione internazionale, ritenga tuttavia  ricorrano i  presupposti  di  cui  all'articolo  19, commi 1 e 1.1, del Testo Unico Immigrazione (casi di divieto di respingimento). In tal caso gli atti vengono trasmessi al Questore per il rilascio del permesso di soggiorno per protezione speciale.

Cosa si può fare contro la decisione adottata dalla Commissione territoriale?

Contro il diniego di riconoscimento della protezione internazionale emesso dalla Commissione territoriale è ammessa impugnazione davanti al Tribunale del capoluogo del distretto di Corte di Appello in cui ha sede la Commissione territoriale che ha adottato il provvedimento impugnato.  Se lo straniero si trova ospitato in una struttura di accoglienza governativa, in una struttura del sistema di protezione degli enti locali, o è trattenuto in un centro di permanenza per i rimpatri, il ricorso va presentato alla Sezione specializzata del Tribunale distrettuale del luogo in cui ha sede la struttura o il centro presso cui si trova il richiedente, a prescindere dalla sede della Commissione territoriale che ha emanato il provvedimento sulla protezione.
Oggetto di impugnazione è sia il diniego della domanda di protezione che la decisione di rimpatrio.  A seguito delle ultime modifiche normative intervenute (art. 7 legge n. 50/23),  la decisione di rigetto produce, infatti, anche direttamente gli effetti del provvedimento di espulsione amministrativa (cd. provvedimento unificato) e comporta quindi l’obbligo di rimpatrio. Il provvedimento unificato (ovvero diniego e obbligo di rimpatrio) è impugnabile con ricorso unitario al Tribunale.

Come si propone il ricorso contro la decisione della Commissione Territoriale? Entro quanto tempo va proposto?

Contro il provvedimento della Commissione territoriale che ha totalmente respinto la domanda di protezione o ha riconosciuto allo straniero un tipo di protezione minore rispetto a quanto richiesto,  il richiedente protezione  può proporre ricorso, a pena di inammissibilità, entro trenta giorni dalla notificazione del provvedimento (60 giorni, se il richiedente asilo risiede all’estero). Il termine per proporre il ricorso è invece di quindici giorni nei casi di persone trattenute nei CPR o di domanda considerata manifestamente infondata.

È necessario un avvocato per proporre il ricorso?

Si, per la presentazione del ricorso è necessaria l’assistenza di un avvocato, ma il richiedente privo delle risorse necessarie per sostenere il pagamento delle spese legali può presentare istanza di ammissione al patrocinio a spese dello Stato, personalmente o tramite l’avvocato incaricato.

Cosa succede se non si presenta ricorso? Entro quanto tempo bisogna lasciare l’Italia?

Dopo che riceve la comunicazione del rigetto della domanda di protezione internazionale, il richiedente ha diritto a rimanere sul territorio italiano sino alla scadenza del termine per proporre il ricorso. Decorso tale termine (30 o 15 giorni a seconda dei casi), in conseguenza della decisione di rigetto,  vi è 'obbligo per il richiedente di lasciare il territorio nazionale, a meno che gli sia stato rilasciato un permesso di soggiorno ad altro titolo oppure  la Commissione territoriale ritiene vi siano i presupposti per concedere un permesso di soggiorno per protezione speciale.
A seguito delle ultime modifiche normative intervenute (art. 7 legge n. 50/23),  la decisione di rigetto produce anche direttamente gli effetti del provvedimento di espulsione amministrativa e comporta quindi l’obbligo di rimpatrio e il divieto di reingresso (dai 3 ai 5 anni). L’esecuzione del provvedimento di rimpatrio è delegata al questore che, in base a quanto disposto dalla Commissione, procederà o con l’accompagnamento coattivo o con la concessione di un termine per la partenza volontaria.

Cosa succede dopo la presentazione del ricorso? Si continua ad avere il diritto di restare sul territorio italiano fino alla decisione del giudice?

Per effetto del deposito del ricorso l’efficacia del provvedimento che ha respinto la domanda di protezione internazionale o che ha dichiarato la revoca o la cessazione dello status è sospesa automaticamente, ad eccezione di alcuni casi tassativi, ovvero domande presentate dal richiedente trattenuto nei CPR, domande dichiarate inammissibili o rigettate per manifesta infondatezza o, in ultimo, nel caso di domande presentate in maniera strumentale e per le quali è prevista la procedura accelerata . In questi ultimi casi il provvedimento che ha respinto la richiesta di protezione internazionale può essere sospeso dal Tribunale solo previa presentazione di apposita richiesta.

Il richiedente autorizzato a permanere sul territorio a seguito della presentazione del ricorso ha diritto al rinnovo del permesso di soggiorno per richiesta asilo, tranne nell’ipotesi in cui si trovi trattenuto in un C.P.R.

Quanto impiega il Tribunale a decidere sul ricorso? Che decisione può essere adottata?

In base all’articolo 35 bis del D.lgs. n. 25/2008 il Tribunale dovrebbe pronunciarsi entro quattro mesi dalla presentazione del ricorso. Oggetto della domanda non è il provvedimento negativo della Commissione territoriale, bensì il diritto soggettivo alla protezione internazionale. Vi è quindi l’onere di allegare i fatti costitutivi della domanda di protezione internazionale e anche eventuali fatti nuovi , ovvero distinti da quelli allegati nella fase amministrativa.
Il Tribunale opera un esame ex novo e decide, sulla base degli elementi esistenti al momento della decisione, con decreto che o rigetta il ricorso oppure riconosce al ricorrente lo status di rifugiato o di persona cui è accordata la protezione sussidiaria. Il decreto con cui il Tribunale decide non è reclamabile in Appello, ma è possibile presentare ricorso per Cassazione entro 30 giorni dalla comunicazione del decreto a cura della cancelleria.

 

Fonte: qui

 

La legge italiana (D.P.R. 394/99 e successive modifiche) prevede che chi è in attesa dell’acquisto della cittadinanza italiana può ottenere un permesso che autorizza a soggiornare in Italia fino al termine del relativo procedimento.

A chi va richiesto il permesso di soggiorno per attesa cittadinanza?
Non è possibile ottenere dall’estero un visto di ingresso per attesa cittadinanza. Il permesso di soggiorno per attesa cittadinanza può essere rilasciato solo allo straniero già residente in Italia per altri motivi.
Pertanto, è necessario prima entrare in Italia secondo quanto stabilito dalla legge sull'immigrazione, presentare domanda per il riconoscimento della cittadinanza Italia e successivamente richiedere il permesso per attesa cittadinanza.
Il permesso per  attesa cittadinanza va chiesto alla Questura tramite l'Ufficio postale abilitato, presentando domanda su apposito modulo, anche attraverso i patronati.

È possibile, se si fa ingresso in Italia con un visto turistico, richiedere una volta in Italia il permesso per attesa cittadinanza?
Si, la Circolare del Ministero dell'Interno del 13 giugno 2007 ha precisato che, a seguito dell'abolizione del permesso per motivi di turismo, la ricevuta della dichiarazione di presenza, resa da chi entra in Italia per motivi di turismo, può costituire titolo utile ai fini dell'iscrizione anagrafica di coloro che intendono avviare in Italia la procedura per il riconoscimento della cittadinanza "iure sanguinis". La dichiarazione di presenza deve essere fatta presso la questura locale entro 8 giorni dall’ingresso. Sola una volta effettuata l’iscrizione anagrafica e avviata la procedura per la cittadinanza italiana, consegnando i documenti e i certificati necessari, è possibile richiedere il permesso per attesa cittadinanza.

È possibile lavorare con un permesso  di soggiorno per attesa cittadinanza?
Si permessi di soggiorno per attesa cittadinanza, ai  sensi dell’articolo 6, comma 1 bis, del D.lgs. n. 286/98, consentono di svolgere attività lavorativa e possono essere convertiti in un permesso di soggiorno per motivi di lavoro, laddove ne ricorrano i requisiti. Nell'attesa della convocazione in questura per il rilascio del permesso di soggiorno  per attesa cittadinanza è possibile iniziare a svolgere un'attività lavorativa con la sola ricevuta della richiesta di permesso di soggiorno, previo invio dell'Unilav (in caso di lavoro subordinato) o denuncia del rapporto di lavoro all'INPS (in caso di lavoro domestico). Per l’accredito dello stipendio è necessario avere un conto corrente bancario o postale, la cui apertura è comunque possibile anche con la sola ricevuta attestante la presentazione della domanda di permesso di soggiorno (https://integrazionemigranti.gov.it/it-it/Ricerca-news/Dettaglio-news/id/3501/Quali-sono-i-diritti-dello-straniero-nellattesa-del-rilascio-rinnovo-o-conversione-del-permesso).

È  possibile richiedere il ricongiungimento familiare con il permesso di soggiorno per attesa cittadinanza?
Si, con il permesso di soggiorno per attesa cittadinanza è possibile chiedere il ricongiungimento familiare (se si è in possesso dei requisiti previsti dalla legge, in particolare alloggio e reddito. cfr Suprema Corte  sentenza n. 12680 del 20 aprile 2009 ).

 

Fonte: qui

Lunedì, 08 Aprile 2024 10:46

Una ricerca sul bilinguismo italo-albanese

La ricerca ha bisogno di te!

 

L’Università di Urbino sta cercando partecipanti per uno studio sul repertorio linguistico bilingue della comunità albanese in Italia. 

 

Requisiti per partecipare:

- essere madrelingua albanese (residente in Italia da almeno 2 anni)

- essere bilingue italiano albanese

- avere un’età tra i 14 e gli 80 anni

Cosa ti verrà chiesto di fare?

 

Una serie di test (10 minuti) da svolgere online

Come partecipare?

Compila il questionario di adesione e riceverai i link all’esperimento

Link al questionario

https://bit.ly/3vuGyo5

 

F.A.Q. - Online la nuova sezione informativa del Portale Integrazione Migranti

 

Le risposte alle domande più frequenti su come vivere e lavorare in Italia

Come si entra in Italia per lavorare? E per studiare? Che cos’è il decreto flussi? Quali sono i diritti dei lavoratori stranieri in Italia? Come ci si cura nel nostro Paese? Cosa si intende per sfruttamento lavorativo?

La risposta a queste e a moltissime altre domande sono disponibili all’interno della nuova sezione F.A.Q. del Portale integrazione migranti.

Le faq, pensate sia per chi deve arrivare sia per chi già vi si trova in Italia, sono suddivise per argomento e sono in costante aggiornamento. Obbiettivo è quello di fornire agli utenti un informazione chiara e attendibile, validata dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, nella consapevolezza che la conoscenza dei diritti e delle responsabilità è fondamentale per l’integrazione dei cittadini e lavoratori stranieri. Molte delle risposte sono disponibili anche in inglese.

Per accedere alla sezione faq clicca qui

Fonte: qui

È stato pubblicato l’Osservatorio sugli stranieri con i dati relativi al 2022. Gli stranieri vengono distinti tra:

  • non comunitari, se in possesso di regolare permesso di soggiorno;
  • comunitari, se nati in un paese dell’Unione europea.

Nel 2022 il numero di stranieri rilevati dall’INPS è pari a 4.159.880, di cui:

  • 3.630.154 lavoratori (87,3%);
  • 304.510 pensionati (7,3%);
  • 225.216 percettori di prestazioni a sostegno del reddito (5,4%).

Analizzando i dati per singolo Paese, nel 2022 si conferma la forte presenza di romeni, che con 707.166 soggetti rappresentano il 17% di tutti gli stranieri regolari presenti sul territorio nazionale. Seguono gli albanesi (406.595, 9,8%), i marocchini (323.158, 7,8%), i cinesi (217.121, 5,2%), gli ucraini (205.710, 4,9%) e i filippini (131.002, 3,1%). Nel complesso queste sei nazioni totalizzano circa la metà degli stranieri rilevati nelle banche dati INPS (47,9%).

La percentuale più alta di percettori di prestazioni a sostegno del reddito è invece osservata per l’Ucraina per la quale, su 205.710 soggetti, 19.324 risultano percettori di prestazioni a sostegno del reddito (9,4%), mentre l’83,6% lavora e il 7% è pensionato.

Nel 2022 il numero di pensionati stranieri ammonta a 304.510, con una pensione media annua di 10.644,10 euro. Il Paese con la maggior quota di pensionati è la Germania, con 18.091 pensionati su un totale di 120.595 soggetti, pari al 15%. In termini assoluti il numero più alto di pensionati si registra per gli albanesi (34.879, l’11,5% di tutti i pensionati stranieri) e riflette l’ormai lungo tempo trascorso da quando essi rappresentavano, nei primi anni ’90, la principale corrente di immigrazione.

Analizzando il tasso di mascolinità, si osserva che i cittadini stranieri sono a prevalenza maschile (56,2) ma con differenze notevoli tra singoli Paesi. Il tasso più alto è detenuto da Pakistan (94,6), Bangladesh (93,6), Egitto (91,7), Senegal (83,7), India (78,8) e Marocco (71,7). Al contrario Ucraina, Moldova, Perù e Filippine sono Paesi per i quali prevale il sesso femminile con un tasso di mascolinità rispettivamente pari a 19,8, 33,2, 40,0, 42,3.

Analizzando la distribuzione per età, va osservato che i non comunitari sono generalmente più giovani degli stranieri provenienti dai Paesi comunitari. In particolare, nel 2022, quasi la metà (45,1%) degli stranieri non comunitari ha meno di 39 anni (il 32,1% tra gli stranieri comunitari), il 44,3% ha tra i 40 e i 59 anni (contro il 52,5% degli stranieri comunitari) e il 10,6% ha più di 60 anni (contro il 15,4% degli stranieri comunitari).

Fonte: INPS

I dati per le Marche, sono invece i seguenti.

Nel 2022 il numero di stranieri rilevati dall’INPS è pari a 114.945 (2,8% del totale nazionale), di cui:

  • 97.248 lavoratori (84,6%);
  • 10.690 pensionati (9,3%);
  • 7.007 percettori di prestazioni a sostegno del reddito (6,1%).

Analizzando i dati per singolo Paese, nel 2022 le due provenienze più presenti sono la Romania (17.460, 15,2% del totale degli stranieri presenti negli archivi INPS) e l'Albania (17.312, 15,1%). Seguono Marocco (8.473), Cina (5.496) e Ucraina (5.349).

La percentuale più alta di percettori di prestazioni a sostegno del reddito fra le nazionalità con almeno 500 soggetti registrati da INPS è invece la Moldavia (379 percettori su 3.950 persone, pari al 9,6%).

Gli stipendi medi più elevati sono appannaggio dei cittadini e delle cittadine albanesi (reddito medio annuo pari a € 16.692), seguiti dal Marocco (€ 15.388). Gli stipendi più bassi fra i gruppi nazionali più numerosi spettano a ucraini e ucraine (€ 11.370).

Nel 2022 il numero di pensionati stranieri ammonta a 10.690, con una pensione media annua di 9.489 euro. Se scorporiamo però i pensionati provenienti dai Paesi UE-15, la pensione media annua si abbassa a 7.582 euro.

 

 

In contemporanea con l'evento nazionale e gli altri eventi regionali, anche nelle Marche si terrà la presentazione del Dossier Statistico Immigrazione IDOS 2023
L'evento si terrà giovedì 26 ottobre alle ore 10, presso la CGIL Marche, in via 1° maggio 142/a ad Ancona.
 
Programma
 
INTRODUZIONE
Prefettura di Ancona

IL “DOSSIER STATISTICO IMMIGRAZIONE 2023”
VIDEO DI PRESENTAZIONE

PRESENTAZIONE DEI CONTENUTI “DOSSIER STATISTICO IMMIGRAZIONE”
Eduardo Barberis, Università di Urbino Carlo Bo: L’immigrazione in Italia;
Vittorio Lannutti, referente IDOS per le Marche: L’immigrazione nelle Marche.
 
INTERVENTI DI COMMENTO
Patrizia Carletti, Regione Marche: Indagine regionale Accoglienza;
Hihem Gharbi, Flai-Cgil: Il lavoro dei migranti nel settore agricolo
Meriam Nechi, Filcams-Cgil: L’esperienza delle donne migranti;
Massimo Mazzarini: (R)Accolgo: Missioni sulla rotta balcanica;
Marco Amichetti, IRES Cgil: I lavoratori stranieri nelle Marche.
 
COORDINA I LAVORI
Eleonora Fontana
 
Per informazioni e prenotazione al numero 071 28 57 41
Vittorio Lannutti, tel. 347/9127716, This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.
Eleonora Fontana, tel. 3494177787, This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.
 
IL VOLUME VERRÀ DISTRIBUITO GRATUITAMENTE AI PRESENTI FINO AD ESAURIMENTO COPIE
Mercoledì, 04 Ottobre 2023 03:04

Imparare l'italiano on-line

Conoscere la lingua italiana rappresenta il primo step nel percorso di integrazione dei migranti. Parlare l’italiano è il biglietto da visita per uno straniero che vuole vivere, studiare, o lavorare in Italia.

 Data l’importanza dell’apprendimento della lingua italiana, il Portale Integrazione Migranti ha realizzato una raccolta di corsi on line, siti web, social network, app, giochi e prove di test utili a questo scopo.

Questi strumenti, gratuiti e liberamente accessibili, consentono agli utenti di svolgere attività linguistiche in maniera autonoma, di auto-valutare il proprio apprendimento attraverso esercizi e giochi interattivi, di interrompere e riprendere il proprio percorso dove, quando e per quanto tempo lo desiderano. Sono adatti a chi vuole imparare l’italiano, ma ha poco tempo o non può frequentare un corso di lingua. Sono utili anche per chi deve sostenere l’esame di lingua italiana e ha bisogno di esercitarsi.

Per inviare osservazioni, commenti o segnalare altri strumenti gratuiti utili, è possibile scrivere al seguente indirizzo e-mail: This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.


Fonte qui

 Corsi di italiano online


 APP per imparare l'italiano


 Imparare l'italiano sui social network


 Podcast per imparare l'italiano


 Altre risorse per imparare l'italiano

Il permesso di soggiorno per motivi familiari è rilasciato in base all’artico 30 del D.lgs. n. 286/98 (Testo Unico Immigrazione):

a) allo straniero che ha fatto ingresso in Italia con visto per motivi familiari, ottenuto grazie al rilascio del nulla-osta per ricongiungimento familiare, per familiare al seguito, ovvero per ricongiungimento al figlio minore;

b) allo straniero regolarmente soggiornante ad altro titolo da almeno un anno che abbia contratto matrimonio con un cittadino italiano, dell'Unione Europea,  o straniero regolarmente soggiornante;

c) allo straniero già in possesso di una qualunque tipologia di permesso di soggiorno valido, in possesso dei requisiti per il ricongiungimento con un cittadino straniero regolarmente soggiornante. In questo caso il permesso prima posseduto può essere convertito in un permesso di soggiorno per motivi familiari. La conversione può essere richiesta entro un anno dalla data di scadenza del titolo di soggiorno originariamente posseduto dal familiare

d) al familiare straniero di un rifugiato, anche se non in possesso di un valido permesso di soggiorno.

d) a genitore straniero anche naturale di minore italiano residente in Italia.

Il titolo di soggiorno rilasciato per motivi familiari, ha come premessa fondamentale la convivenza.

A cosa da diritto il permesso di soggiorno per motivi familiari? E’ possibile lavorare?

Il permesso di soggiorno per motivi familiari ha la stessa durata del permesso di soggiorno del familiare con cui ci si ricongiunge ed è rinnovabile insieme a quest'ultimo (articolo 30, comma 3, TUI). Il permesso di soggiorno per motivi familiari consente l'accesso ai servizi assistenziali, l'iscrizione a corsi di studio o di formazione professionale, l'iscrizione alle liste di disponibilità al lavoro e lo svolgimento di lavoro subordinato o autonomo.

Cosa succede in caso di morte del familiare che ha permesso il ricongiungimento? E in caso di scioglimento del matrimonio?

In caso di morte del familiare che ha permesso il ricongiungimento, così come nel caso di separazione legale, divorzio o scioglimento del matrimonio, il permesso di soggiorno per motivi familiari può essere convertito in un permesso per lavoro subordinato, per lavoro autonomo, per studio (articolo 30, comma 5, TUI) o per attesa occupazione, in presenza dei requisiti richiesti.

Se da una parte quindi la pronuncia della separazione, facendo venir meno l'elemento della convivenza, fa venir meno lo stesso presupposto che legittima il possesso di un permesso per motivi familiari, dall’altra la legge permette allo straniero che si trovi in fase di separazione di trasformare il proprio permesso in un permesso di altro tipo . La norma stabilisce quindi che in caso di separazione legale, divorzio o di annullamento del matrimonio il permesso di soggiorno per motivi familiari possa diventare un permesso per lavoro subordinato, per lavoro autonomo o per studio.

 Come si converte il permesso di soggiorno per motivi familiari?

In caso di morte del familiare che ha permesso il ricongiungimento, così come nel caso di separazione,  la  conversione del permesso di soggiorno per motivi familiari non è automatica, ma deve essere richiesta dal cittadino straniero.. Quindi dovrà essere lo straniero, dopo la separazione e con la fine della convivenza, a richiedere la conversione del proprio permesso da motivi familiari ad altro tipo di permesso. La domanda di conversione va presentata attraverso l’apposito kit permesso di soggiorno disponibile presso gli uffici postali, con l’allegazione di tutta la documentazione necessaria per la conversione del titolo di soggiorno (es. da motivi familiari a quello per lavoro subordinato e/o per attesa di occupazione).

Infine, è utile ricordare che se il matrimonio è stato celebrato in Italia bisognerà procedere con la procedura di separazione e/o divorzio secondo la legge italiana.

Qualora il matrimonio è stato celebrato all’estero sarà necessario verificare le leggi dei paesi di entrambe i coniugi ed i criteri di prevalenza sulla determinazione del Tribunale competente e della legge applicabile al caso concreto anche secondo le regole del diritto internazionale privato.

 

Fonte qui

Mercoledì, 13 Settembre 2023 09:41

Terremoto in Marocco: come aiutare

Dopo il terremoto nella notte fra 8 e 9 settembre, diverse organizzazioni stanno attivando raccolte fondi per supportare la macchina degli aiuti. Ne segnaliamo qui alcune di provata affidabilità

Croce Rossa Italiana, Caritas Italiana e UNICEF hanno deciso di unire gli sforzi per raccogliere fondi necessari per garantire agli uffici sul campo di portare avanti e rafforzare gli aiuti alla popolazione, ed in particolare alle famiglie e ai bambini, e sostenere il recupero nel medio-lungo periodo. La campagna è sostenuta anche dalla RAI. Informazioni qui

Islamic relief Italia ha attivato una raccolta fondi. Islamic Relief è un ente umanitario e di cooperazione di ispirazione religiosa, nata nel Regno Unito nel 1984 e presente in 45 paesi. I dati per la raccolta fondi sono disponibili nell'immagine

-  ISCOS Marche, organizzazione no-profit promossa dalla CISL, sta intensificando i suoi sforzi per portare aiuto alle comunità colpite dal terremoto. Informazioni qui

- SOS Missionario (San Benedetto del Tronto) lancia un appello urgente per una raccolta straordinaria di offerte da inviare direttamente alla Diocesi di Rabat. Informazioni qui

Nella notte tra venerdì 8 e sabato 9 settembre un violento terremoto di magnitudo 7.0 ha colpito il Marocco nella Regione dell’Atlante.

L’Ambasciata di Rabat e il Consolato Generale di Casablanca, insieme all’Unità di Crisi e al Consolato Onorario di Marrakech, si sono sin da subito attivati per fornire assistenza, in stretto contatto con le autorità marocchine, ai connazionali presenti nell’area interessata dal sisma.

Il Vice Presidente del Consiglio dei Ministri e Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, On. Antonio Tajani è stato tenuto costantemente aggiornato sugli sviluppi della situazione sin dai primi momenti. “Invito gli italiani attualmente presenti nel Paese e non in possesso di biglietto aereo a evitare di dirigersi all’aeroporto di Marrakech, stante la congestione dello scalo, dove è in ogni caso operativa una cellula del Consolato Onorario di Marrakech raggiungibile al numero telefonico +21 2666342080. Per chi avesse necessità di rientrare immediatamente in Italia suggerisco di verificare anche i voli in partenza dagli Aeroporti di Rabat e Casablanca, regolarmente operativi.”

Nel ribadire la vicinanza del Governo italiano al popolo marocchino colpito dal sisma, il Vicepremier ha confermato la disponibilità della Protezione Civile italiana, in raccordo con la Protezione Civile dell’Unione Europea, a fornire tutto il supporto possibile alle autorità marocchine, ove richiesto.

La Farnesina continua a monitorare attentamente l’evolversi della situazione e esorta i concittadini presenti nel Paese a segnalare eventuali emergenze o difficoltà all’Ambasciata di Rabat (tel: +21 2537219730, cell. +212661221324), al Consolato Generale di Casablanca (tel: +21 2522437070, cell. +212661217332) e all’Unità di Crisi del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (tel: +39 0636225)

Fonte: Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale

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