Redazione Primm

Le popolazioni socialmente vulnerabili, e tra queste in particolar modo gli immigrati, hanno sopportato un onere sproporzionato dagli interventi restrittivi non farmaceutici volti a prevenire la diffusione di Covid-19. Se in una prima fase nelle statistiche gli immigrati erano assenti, man mano che si consolidavano i dati gli stranieri apparivano come una popolazione egualmente interessata, probabilmente per una esposizione professionale (nelle RSA, nell’accudimento alle persone anziane), ma con esiti, se considerata la più giovane età rispetto alla casistica italiana, tendenzialmente più gravi. Nella programmazione delle vaccinazioni (Piano Strategico del 12 dicembre 2020 e le raccomandazioni ad interim di febbraio e marzo 2021) gli immigrati, in particolare quelli presenti nelle strutture d’accoglienza collettive, non sono stati previsti, se non teoricamente quelli vulnerabili nella salute (anziani o persone con patologie croniche). La mancanza di tessera sanitaria ha inoltre escluso interi gruppi di popolazione (italiana e straniera) dalla possibilità di prenotarsi nei portali regionali anche quando per età sarebbe stato possibile. In assenza di indicazioni puntuali, le Regioni e le Province autonome si sono attivate non in modo omogeneo e coordinato e questo ha prodotto, ancora una volta, un ritardo “strutturale” a scapito della popolazione immigrata, anche nel caso specifico nella copertura vaccinale. Utilizzando i dati dell’Anagrafe Vaccinale Nazionale aggiornati al 27 giugno 2021 (dove è riportato il Paese di nascita e non la cittadinanza) si può riscontrare infatti una minore copertura vaccinale tra le persone nate all’estero rispetto a quelle nate in Italia (50% contro 60%).

Tale diseguaglianza è ancor più marcata negli adolescenti e nei giovani adulti (12-29 anni di età), tra i quali la copertura è del 15% nei nati all’estero e del 28% nei nati in Italia, e permane nella fascia di età 30- 49 anni (41% contro 49%). Fino al 27 giugno 2021 sono state complessivamente vaccinate circa 2.131.000 persone nate all’estero in possesso di tessera sanitaria, e sono appena iniziate le vaccinazioni agli Stranieri Temporaneamente Presenti (STP, immigrati senza permesso di soggiorno), che si consolideranno, seppur lentamente, nei prossimi mesi. Peraltro, in questa “guerra” contro il SARS-CoV-2 val la pena sottolineare come l’Italia può fare affidamento anche su un esercito che conta 22 mila medici, 38 mila infermieri, 5 mila odontoiatri, 5 mila fisioterapisti, 5 mila farmacisti, 1.000 psicologi e 1.500 fra podologi, tecnici di radiologia, biologi, chimici e fisici, tutti di origine straniera, impegnati anch’essi in prima linea. C’è chi ha pagato questa prossimità con la vita: fra gli oltre 350 medici morti durante la pandemia, almeno 18 sono medici stranieri. Molti di più i contagiati e i ricoverati in terapia intensiva.

Fonte: Inmigration Caritas

Giovedì, 14 Ottobre 2021 20:20

Rapporto Caritas-Migrantes 2021 - Sintesi

La pandemia da Sars Cov 19, lo sappiamo, ha prodotto una serie di effetti negativi in ampi ambiti della vita individuale e collettiva della popolazione mondiale. Nell’edizione che celebra i 30 anni della pubblicazione del Rapporto Immigrazione si analizza in particolare l’impatto che il virus e le misure adottate per il suo contenimento e per la ripresa delle attività economico-sociali hanno avuto sulle vite dei cittadini stranieri che vivono in Italia, in riferimento ad importanti indicatori quali, fra gli altri, le tendenze demografiche e i movimenti migratori, la tenuta occupazionale, i percorsi scolastici dei minori e la tutela della salute. Si prenderanno in esame anche altri aspetti sociali, forse meno eclatanti, ma che hanno subito contraccolpi altrettanto gravi, come la sfera religiosa ed emotiva individuale, lo scivolamento nel cono d’ombra di migliaia di persone che le misure di lockdown hanno reso più invisibili (ad esempio, le vittime di violenza e di sfruttamento), senza che questo silenzio fosse dissolto dall’interesse dei media.

Le migrazioni internazionali I recenti dati pubblicati dal Dipartimento Affari Economici e Sociali delle Nazioni Unite stimano un calo del numero dei migranti in circa 2 milioni. In particolare, ad aver risentito delle limitazioni alla circolazione sarebbero state le migrazioni per lavoro e per motivi familiari, mentre quelle forzate, in particolari aree del Pianeta, non avrebbero registrato una diminuzione altrettanto significativa. Il numero di persone che vivono fuori dal proprio Paese di origine ha raggiunto nel 2020 la cifra record di 280,6 milioni (+8,4 milioni rispetto all’anno precedente) ovvero il 3,6% della popolazione mondiale. La maggior parte dei migranti internazionali proviene da Paesi a reddito medio, mentre solo il 13% da Paesi a reddito basso, anche se la quota di questi è aumentata significativamente negli ultimi 20 anni in concomitanza con la crescita delle crisi umanitarie che hanno interessato molte aree del pianeta. A livello continentale, l’Europa continua ad essere l’area più interessata dalla mobilità umana, con quasi 87 milioni di migranti, molti dei quali sono cittadini europei che si sono spostati all’interno dell’area Schengen. Il Nord America ospita il secondo maggior numero di migranti, per un totale di quasi 59 milioni di persone; seguono il Nord Africa e il Medio Oriente, con quasi 50 milioni. Negli ultimi 20 anni la crescita più sostenuta è stata registrata non solo in Europa, con 30 milioni di migranti in più, ma anche in Africa Settentrionale e in Medio Oriente, che insieme hanno visto un incremento della popolazione migrante pari a circa 29 milioni di persone. Il notevole incremento di migranti nella regione nordafricana e mediorientale è stato determinato da un importante apporto di rifugiati e di richiedenti asilo che in queste due regioni, dal 2000 al 2020, hanno superato i 9 milioni di persone, soprattutto a causa del conflitto siriano. Per quanto riguarda i Paesi con il maggior numero di presenze di cittadini stranieri, gli Stati Uniti d’America si confermano la principale destinazione dei migranti internazionali, con 51 milioni di migranti nel 2020, pari al 18% del totale mondiale. Seguono la Germania con circa 16 milioni, l’Arabia Saudita con 13 milioni, la Federazione Russa con 12 milioni e il Regno Unito con 9 milioni. Delle prime 20 destinazioni, ben 17 sono rappresentate da Paesi a reddito alto o medio-alto e, di questi, la maggior parte si trova in Europa. Con riferimento ai Paesi di origine, l’India rimane al vertice della classifica: nel 2020 ben 18 milioni di indiani vivevano al di fuori del Paese. Altre importanti diaspore sono quella messicana e russa, con 11 milioni di emigrati ciascuna. Seguono quella cinese (10 milioni) e siriana (8 milioni). Circa l’origine dei migranti forzati, i dati riferiti al 2020 evidenziano una realtà molto polarizzata in due aree del pianeta: il Medio Oriente e il Sud America. Un quinto degli sfollati registrati a livello globale proviene dalla Siria (6,7 milioni) mentre in un caso su sei dalla Palestina (5,7 milioni). Il Venezuela ha il terzo maggior numero di sfollati internazionali al mondo, con oltre 4 milioni di profughi all’estero.

Fonte: Immigration Caritas

Venerdì, 15 Ottobre 2021 20:16

Guida per le persone straniere detenute

Fornire agevoli e sintetiche informazioni sulle norme amministrative e penali oltre che sul diritto dell’immigrazione per le persone straniere private della loro libertà personale e per chi lavora negli istituti detentivi.

Questo è l’obiettivo della Guida per la persona straniera privata della  libertà personale.

Realizzato grazie alla collaborazione tra l’Associazione  per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione (ASGI APS), la Clinica Legale Carcere e Diritti II del  Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Torino, e l’Ufficio della Garante dei  diritti delle persone private della libertà personale della Città di Torino e con il  contributo della Fondazione Compagnia di San Paolo, il manuale contiene informazioni sul diritto al soggiorno in Italia che risultano fondamentali per rinnovare e mantenere la propria regolare posizione sul territorio e conoscere, per avere effettivo accesso, i diritti connessi alla propria condizione di detenuto. 

Questa guida nasce come un’ appendice alla “Guida per la persona privata della libertà personale”  rivolta a tutti i detenuti. Entrambe le guide sono rivolte in primo luogo alle persone  detenute, ma possono essere un valido strumento di orientamento anche per tutti gli  operatori che a vario titolo svolgono servizio negli istituti penitenziari. 

Essa è divisa in sette capitoli nei quali vengono approfondite le diverse tematiche attraverso una serie di domande e risposte sui principali argomenti d’interesse per gli stranieri detenuti : dai loro diritti legati al permesso di soggiorno alla protezione internazionale, dai benefici penitenziari al diritto di comunicazione con l’esterno, dalla disciplina delle espulsioni al rimpatrio assistito e alle possibilità di trasferimento in altri Stati .

La guida è disponibile in italianofranceseinglese ed in lingua araba.

Hanno partecipato alla stesura le studentesse Clara Bongiovanni e Biancamaria Fasano.  La revisione e l’editing sono a cura delle tutor della Clinica Legale Carcere e Diritti II  (UniTo) e degli avvocati Lorenzo Trucco e Donatella Bava (ASGI APS). 

Fonte: ASGI

La tutela del lavoro dei minori in Italia trova il suo fondamento nella Convenzioni Internazionali, prima fra tutte la Convenzione di New York del 1989 sui diritti del fanciullo, e negli articoli 34 e 37 della Carta Costituzionale.

La disciplina specifica in materia è contenuta nella legge 17 ottobre 1967, n. 977, "Tutela del lavoro dei fanciulli e degli adolescenti", successivamente modificata, a seguito del recepimento della normativa comunitaria, dai D.lgs. 4 agosto 1999, n. 345 e D.lgs. 18 agosto 2000, n. 262.

I minori stranieri regolarmente soggiornanti in Italia possono svolgere attività lavorativa nei limiti della disciplina vigente per il lavoro dei minorenni in Italia.


Qual è l’età minima per poter lavorare in Italia?

L’età minima di ammissione al lavoro è fissata al momento in cui il minore ha concluso il periodo di istruzione obbligatoria e comunque non può essere inferiore a 16 anni (L. 296/2006, art. 1, comma 622), o a 15 nell’ambito dell’alternanza scuola-lavoro. 
Tale regola vale per tutti i tipi di rapporti di lavoro instaurabili con minori.
Le uniche eccezioni ammesse al limite d’età minima sono connesse allo svolgimento di attività lavorative di carattere culturale, artistico o pubblicitario o comunque nel settore dello spettacolo. In tali casi è necessaria la preventiva autorizzazione della Direzione Territoriale del Lavoro competente (ovvero quella del luogo dove verrà svolta l’attività lavorativa), la quale viene concessa a condizione che vi sia il previo assenso scritto dei titolari della potestà genitoriale e che si tratti di attività che non pregiudichino la sicurezza, l'integrità pisco-fisica e lo sviluppo, la frequenza scolastica o la partecipazione a programmi di orientamento o di formazione professionale da parte del minore (L. 977/67, art. 4).

Il minore che ha compiuto 16 anni può sottoscrivere il contratto di lavoro?

Si, il minore/adolescente che ha compiuto 16 anni può sottoscrivere in autonomia il contratto di lavoro, senza che sia necessaria l’assistenza di coloro che esercitano la potestà genitoriale.


Il rapporto di lavoro instaurato con un minore è soggetto ad una disciplina particolare?

Il minore che lavora ha diritto ad un periodo annuale di ferie retribuite e, a parità di lavoro, alla stessa retribuzione del lavoratore maggiorenne, nonché a particolari tutele previste dalla legge. La legge n. 977/1967 stabilisce che il datore di lavoro, prima di assumere il minore ha l’obbligo di effettuare la valutazione dei rischi anche con specifico riguardo all’età e di sottoporlo presso la ASL territorialmente competente a visite mediche preventive e periodiche per farne valutare l’idoneità al lavoro. L’orario di lavoro dei minori non può superare le 8 ore giornaliere e le 40 settimanali. I minori non possono quindi svolgere lavoro straordinario. L’orario di lavoro non può durare senza interruzioni più di 4 ore e mezza, dopo di che si ha diritto ad un riposo di almeno 1 ora (i contratti collettivi possono però ridurre la durata del riposo intermedio a mezz'ora).
I minori hanno diritto ad un periodo di riposo settimanale di almeno due giorni, se possibile consecutivi, e comprendenti la domenica; tale periodo può essere ridotto, per comprovate ragioni di ordine tecnico ed organizzativo, ma non può essere inferiore a 36 ore consecutive, salvo che il caso di attività caratterizzate da periodi di lavoro frazionati o di breve durata nella giornata. Per alcune attività il riposo settimanale può essere concesso in giorno diverso dalla domenica: trattasi delle attività culturali, artistiche, sportive, pubblicitarie e dello spettacolo, oppure di attività svolte nei settori turistico, alberghiero e della ristorazione - ivi compresi bar, gelaterie, pasticcerie ecc.- attività per le quali il maggior carico di lavoro si concentra spesso nella domenica.

I minori possono essere adibiti a lavoro notturno?

È vietato adibire i minori a lavoro notturno (dalle 22 alle 6 o dalle 23 alle 7). Tale divieto subisce deroghe se per causa di forza maggiore può ostacolare il funzionamento dell’azienda, a condizione che il datore di lavoro ne dia immediata comunicazione all’Ispettorato del lavoro, indicando la causa ritenuta di forza maggiore, i nominativi dei minori impiegati e le ore per cui sono stati impiegati. La deroga è ammessa solo “eccezionalmente e per il tempo strettamente necessario”, “purché tale lavoro sia temporaneo e non ammetta ritardi” e “non siano disponibili lavoratori adulti”: una volta arginata la forza maggiore o avuta la possibilità di organizzare squadre di adulti, si ripristina automaticamente il divieto.

Vi sono dei lavori vietati ai minori?

L’art. 6 della legge n. 977/67 stabilisce il divieto di adibire i minori ai lavori potenzialmente pregiudizievoli per il loro pieno sviluppo psico-fisico; le attività vietate sono specificate nell’allegato I della legge (tale allegato I è stato introdotto con il D. Lgs n. 345/99 e successivamente modificato con il D. Lgs n. 262/2000). In deroga a tali divieti, lo svolgimento delle attività indicate nell’allegato I è consentito agli adolescenti per indispensabili motivi didattici o di formazione professionale e soltanto per il tempo strettamente necessario alla formazione stessa svolta.
I minori non possono, inoltre, essere adibiti al trasporto di pesi per più di 4 ore durante la giornata, compresi i ritorni a vuoto.

Con quali tipi di contratti si possono assumere minori?

Il D. Lgs. n.77/2005 ha regolamentato l’alternanza scuola-lavoro https://www.istruzione.it/alternanza/ che interessa i giovani che hanno compiuto i 15 anni di età i quali possono:
• svolgere l’intera formazione, fino a 18 anni, attraverso l’alternanza di scuola e lavoro sotto la responsabilità dell’istituzione scolastica oppure formativa;
• instaurare un contratto di apprendistato finalizzato al conseguimento di una qualifica o di un diploma professionale.

Dal 25 aprile del 2012 è definitivamente entrata in vigore la nuova disciplina sui contratti di apprendistato.  I giovani di età compresa tra i 15 ed i 25 anni possono stipulare un contratto di apprendistato per la qualifica e il diploma professionale della durata di tre o quattro anni. L’assunzione di apprendisti minori attraverso tali contratti di apprendistato è però possibile solo nelle Regioni che hanno adottato, sentite le parti sociali, apposita regolamentazione sui profili formativi dell’apprendistato.
I contratti di apprendistato professionalizzante o di mestiere (diretto al conseguimento di una qualifica professionale a fini contrattuali) e di apprendistato di alta formazione e ricerca (indirizzato al conseguimento di un diploma di istruzione secondaria superiore o di un titolo di studio universitario o di alta formazione), possono essere stipulati solo da soggetti maggiorenni oppure che abbiano compiuto 17 anni e siano già in possesso di una qualifica professionale.
I minori che hanno compiuto 16 anni possono stipulare anche contratti di lavoro diversi dall’apprendistato, sia a tempo determinato che indeterminato.
Solo i ragazzi che hanno compiuto 18 anni possono essere assunti con un contratto di inserimento (D. Lgs. 276/2003, art. 54).

Fonte: Integrazione Migranti

Riparte la scuola. I primi a rientrare in classe sono stati gli studenti di Bolzano, il 6 settembre, mentre nei prossimi giorni gradualmente riprenderanno le lezioni in presenza in tutte le altre regioni italiane.

Gli alunni stranieri che nell'anno scolastico 2018/2019 hanno frequentato le scuole italiane erano 671.239, il 7,8% della popolazione scolastica.
La distribuzione per ordini scolastici degli alunni stranieri vede prevalere la scuola primaria che raggiunge la percentuale del 36,8%, segue la scuola secondaria di secondo grado, dove è iscritto il 22,8% degli studenti di cittadinanza non comunitaria. Frequenta la secondaria di primo grado il 21,2% degli studenti non comunitari, mentre è pari al 19,2% la quota relativa alla scuola di infanzia.

Quali requisiti deve avere il minore straniero che vuole studiare in Italia?

In virtù del superiore interesse del minore, studiare è un suo diritto. In Italia l'istruzione è obbligatoria per almeno 10 anni e riguarda la fascia di et° compresa tra i 6 e i 16 anni.
L'adempimento dell'obbligo di istruzione è finalizzato al conseguimento di un titolo di studio di scuola secondaria superiore o di una qualifica professionale di durata almeno triennale entro il 18° anno di età.

Come è organizzata la scuola in Italia?

In Italia esiste il diritto-dovere all’istruzione e alla formazione che inizia a 6 anni. Il sistema nazionale di istruzione è rappresentato dalle scuole pubbliche e private. La scuola dell’obbligo è strutturata in due cicli di studio: il primo è costituito dalla scuola primaria e dalla scuola secondaria di primo grado. Il secondo ciclo, comprende il sistema dei licei e quello dell’istruzione e della formazione professionale. Tutti i percorsi del secondo ciclo permettono di accedere all’Università.

In cosa consiste il primo ciclo di studi?

Il primo ciclo di studi si suddivide in:
• scuola primaria, obbligatoria a 6 anni e facoltativa a 5 anni e mezzo. Ha una durata di 5 anni
• scuola secondaria di primo grado, di una durata di 3 anni. Per maggiori informazioni è possibile consultare il sito del Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca.

In cosa consiste il secondo ciclo di studi?

Al termine della scuola secondaria di primo grado è possibile proseguire gli studi sceglendo tra:
• Licei, di durata quinquennale. Hanno diversi indirizzi: artistico (articolato in sei indirizzi), Classico, delle Scienze umane e opzione economico-sociale, Linguistico, Musicale e coreutico, Scientifico e opzione scienze applicate.
 Scuole di istruzione – formazione tecnica, di durata quinquennale: rispondono a precise esigenze della realtà produttiva italiana, in particolare nel campo del commercio, del turismo, dell’industria, dei trasporti, delle costruzioni, dell’agraria e delle attività a carattere sociale (rivolte alle persone). Vi sono molti indirizzi e livelli di specializzazione. i principali sono: Ragioniere e perito commerciale; perito industriale; perito agrario; geometra; perito per il turismo.
• Scuole di istruzione – formazione professionale, di durata quinquennale: prevedono la possibilità di conseguire la qualifica professionale dopo i primi tre anni. È possibile cambiare indirizzo all’interno dello stesso percorso, attraverso le iniziative didattiche offerte dalla scuola, come l’alternanza scuola –lavoro, e alla fine di ogni percorso occorre sostenere un esame. Per maggiori informazioni è possibile consultare il portale del Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca 

I minori stranieri presenti in Italia sono soggetti all’obbligo scolastico?

Si, ad essi si applicano tutte le disposizioni vigenti in materia di diritto all’istruzione, di accesso ai servizi educativi e di partecipazione alla vita della comunità scolastica.
I minori stranieri presenti sul territorio nazionale hanno diritto all'istruzione indipendentemente dalla regolarità del loro soggiorno, nelle forme e nei modi previsti per i cittadini italiani. L’obbligo di iscrizione scolastica non viene meno quindi se i genitori del minore siano irregolarmente presenti sul territorio italiano

Quando ci si può iscrivere a scuola?

L'iscrizione dei minori nelle scuole italiane si effettua di solito online tra gennaio e febbraio. Per i neo arrivati l'iscrizione può essere richiesta in qualunque periodo dell'anno scolastico. Per i neo arrivati l’iscrizione può essere richiesta in qualunque periodo dell'anno scolastico.

I minori stranieri vengono iscritti alla classe corrispondente alla loro età?

Si, i minori stranieri soggetti all'obbligo scolastico vengono iscritti alla classe corrispondente all'età anagrafica, salvo che il collegio dei docenti deliberi l'iscrizione ad una classe diversa, tenendo conto:

a) dell'ordinamento degli studi del Paese di provenienza dell'alunno, che può determinare l'iscrizione ad una classe immediatamente inferiore o superiore rispetto a quella corrispondente all'età anagrafica;

b) dell'accertamento di competenze, abilità e livelli di preparazione dell'alunno;

c) del corso di studi eventualmente seguito dall'alunno nel Paese di provenienza;

d) del titolo di studio eventualmente posseduto dall'alunno.

Sono previste sanzioni se il genitore non iscrive il minore a scuola?

Si, l’inosservanza dell'obbligo di istruzione elementare da parte dei genitori o dei responsabili del minore è sanzionata penalmente
Inoltre, l’inadempimento all’obbligo di istruzione dei figli minori determina la perdita integrale dei crediti assegnati all’atto della sottoscrizione dell’accordo di integrazione e di quelli successivamente conseguiti e la risoluzione dell’accordo per inadempimento.

Come vengono distribuiti gli alunni stranieri nelle classi?

Al fine di garantire uno sviluppo positivo del processo di apprendimento per tutti e per un’efficace inclusione sociale la ripartizione degli studenti stranieri nelle classi avviene evitando la presenza predominante di studenti stranieri, che può rappresentare al massimo il 30% del totale degli studenti della classe. Questo limite può essere derogato:

- quando gli studenti stranieri hanno già padronanza della lingua italiana (ad esempio per stranieri nati in Italia o che hanno iniziato il percorso scolastico in scuole italiane);
- quando si tratta di stranieri senza un’adeguata conoscenza dell’italiano che abbiano necessità di un’assistenza specifica;
- per ragioni di continuità didattica nel caso di classi già formate nell’anno trascorso;
- in assenza di alternative.

Fonte: Integrazione Migranti

Il Parlamento europeo ha approvato lo scorso 15 settembre una revisione della direttiva sulla Carta blue Ue .
Una volta pubblicate, l’Italia avrà due anni di tempo per adeguarsi alle nuove norme. Nel frattempo l’istituto resta regolato dalle norme introdotte con il decreto legislativo n. 108/2012


Che cos’è la Carta blue UE? A chi può essere rilasciata?

La “Carta blue Ue” può essere rilasciata ai lavoratori extra Ue altamente qualificati. Si tratta di un canale di ingresso che dal 2012 consente l’assunzione dall’estero e al di fuori delle quote fissate con il decreto flussi, di lavoratori in possesso di un titolo di istruzione superiore post secondaria (di durata almeno triennale) e di una qualifica professionale riconosciuta in Italia.

Al lavoratore straniero entrato in Italia come lavoratore altamente qualificato viene rilasciato un permesso di soggiorno denominato “Carta blue UE”. Tale permesso ha una durata biennale, nel caso di contratto di lavoro a tempo indeterminato, oppure, negli altri casi, la stessa durata del rapporto di lavoro.

Cosa si intende per ingressi al di fuori delle quote?

Nell’ambito delle norme del testo unico sull’immigrazione (D.lgs. n. 286/98) dedicate all’ingresso ed al soggiorno degli stranieri per motivi di lavoro, l’art. 27 e seguenti prevedono una serie di categorie di lavoratori per i quali il nulla osta al lavoro o non è necessario oppure, quando è richiesto, viene comunque rilasciato al di fuori delle quote periodicamente stabilite con il decreto flussi.

Qual è la procedura prevista per ottenere la Carta Blue UE?

Il datore di lavoro deve inviare la domanda per il rilascio del nulla osta esclusivamente on-line, collegandosi al sito del Ministero dell’Interno http://nullaostalavoro.dlci.interno.it , registrandosi tramite l’identità digitale SPID e compilando il modello specifico per la richiesta (modello BC).
Nella domanda, oltre alle garanzie circa la sistemazione alloggiativa e la proposta di contratto di soggiorno, il datore di lavoro deve altresì indicare i dettagli della proposta di lavoro di durata almeno annuale, con le indicazioni relative al CCNL applicato, livello, mansione, durata del rapporto di lavoro, retribuzione del lavoratore che non può essere inferiore al triplo del livello minimo previsto per l'esenzione dalla partecipazione alla spesa sanitaria (attualmente pari a € 24.789,00), nonché il possesso della necessaria qualifica professionale.

In caso di istruttoria con parere positivo (da adottarsi entro 90 giorni dall’invio della domanda), lo Sportello Unico procede all’inoltro telematico del Nulla Osta alla Rappresentanza Diplomatica competente. Dopo il rilascio del nulla osta il lavoratore straniero può recarsi alla rappresentanza diplomatica-consolare del proprio Paese per richiedere il visto di ingresso oppure, se già regolarmente soggiornante in Italia ad altro titolo, direttamente allo Sportello Unico per sottoscrivere il contratto di soggiorno.
Il nulla osta al lavoro è revocato se il lavoratore non si reca entro 8 gg dall'ingresso in Italia allo Sportello Unico per la sottoscrizione del contratto di soggiorno, salvo cause di forza maggiore.

Chi sono i lavoratori altamente qualificati che possono ottenere la Carta blue?

Vengono considerati lavoratori altamente qualificati gli stranieri che sono in possesso di un titolo di studio rilasciato da istituti di istruzione superiore, che attesti il completamento di un percorso formativo post-istruzione secondaria, di durata almeno triennale, con conseguimento del relativo diploma e in possesso di una qualifica professionale superiore, anche tecnica, eventualmente svincolata dal titolo di studio conseguito.
La qualifica professionale attestata dal Paese di provenienza deve essere compresa tra quelle previste nei livelli 1, 2 e 3 della classificazione Istat delle professioni CP 2011:
livello 1: legislatori, imprenditori e alta dirigenza;
livello 2: professioni intellettuali, scientifiche e di elevata specializzazione;
livello 3: professioni tecniche.
L’elenco completo si può trovare all’indirizzo: http://professioni.istat.it/sistemainformativoprofessioni/cp2011/
Nel caso di professioni regolamentate, cioè quelle che prevedono l'iscrizione ad albi o registri, sono richiesti: il riconoscimento della qualifica professionale, da parte del Ministero dell'Università e della Ricerca (MIUR) e la dichiarazione di valore del titolo di studio estero, rilasciata dalla competente Rappresentanza diplomatica italiana.
Qualora, invece, si tratti del riconoscimento del titolo relativo a professioni non regolamentate, la procedura è stata semplificata dalla Circolare congiunta del Ministero dell'Interno e del Lavoro e Politiche Sociali del 17 marzo 2014, novita in base alla quale non è più necessario richiedere in questi casi il riconoscimento della qualifica professionale, ma è sufficiente la dichiarazione di valore relativa al titolo di studio estero, rilasciata dalla competente Rappresentanza diplomatica italiana.

I titolari di carta blue possono richiedere il ricongiungimento familiare?

Si, il diritto al ricongiungimento familiari è loro riconosciuto, indipendentemente dalla durata del permesso di soggiorno, alle condizioni generali previste dall’articolo 29 del testo unico immigrazione (D.lgs. n. 286/98)


Il titolare di carta blue Ue può cambiare lavoro dopo l’ingresso in Italia?

Per il titolare di Carta blue UE sono previste limitazioni, per i primi due anni di occupazione legale sul territorio nazionale, sia relativamente all’esercizio di attività lavorative diverse da quelle “altamente qualificate”, sia relativamente alla possibilità di cambiare datore di lavoro. Nel primo caso è previsto un divieto assoluto, nel secondo i cambiamenti devono essere autorizzati in via preliminare da parte dell’Ispettorato Territoriale del Lavoro.

La carta blue può essere richiesta anche da un cittadino straniero già regolarmente soggiornante in Italia?

Si anche il cittadino straniero sia già regolarmente soggiornante in un altro Paese dell'Unione Europea, o in Italia, può ottenere la Carta blue UE, se in possesso dei requisiti previsti. Sono esclusi dalla possibilità di chiedere la Carta blue UE gli stranieri che:
- soggiornano a titolo di protezione temporanea, o di protezione internazionale, ovvero hanno chiesto il riconoscimento di tale protezione e sono in attesa di una decisione definitiva;
- chiedono di soggiornare in qualità di ricercatori ai sensi dell'articolo art.27-ter T.U. Immigrazione;
- sono familiari di cittadini dell'Unione Europea che hanno esercitato o esercitano il loro diritto alla libera circolazione in conformità alle norme comunitarie;
- beneficiano dello status di soggiornante di lungo periodo e soggiornano per motivi di lavoro autonomo o subordinato;
- fanno ingresso in uno Stato membro dell'Unione Europea in virtù di impegni previsti da un accordo internazionale che agevola l'ingresso e il soggiorno temporaneo di determinate categorie di persone fisiche connesse al commercio e agli investimenti;
- soggiornano in qualità di lavoratori stagionali;
- soggiornano in Italia, in qualità di lavoratori distaccati ai sensi dell'art.art. 27, comma 1 lett.a), g) e i) T.U. Immigrazione;
- sono destinatari di un provvedimento di espulsione, anche se sospeso (art. 27-quater, comma 3 T.U. Immigrazione).

Fonte: Integrazione Migranti

Il lavoratore straniero è equiparato al cittadino italiano nel godimento degli specifici diritti legati al lavoro, e dunque: salute e sicurezza sul lavoro; pari opportunità tra uomo e donna; tutela contro ogni forma di discriminazione; diritto ad un compenso equo e proporzionato; diritto a conciliare la vita lavorativa e familiare; diritto al riposo e di adesione (e non adesione) ad un sindacato. Sono inoltre previsti tutti i diritti espressamente previsti dal tuo contratto di lavoro o dal contratto collettivo nazionale o territoriale di riferimento per il tuo settore di lavoro.
In fase di selezione, il datore di lavoro non può rivolgere domande su opinioni politiche e religiose, stato di gravidanza o sieropositività, stato civile o stato di famiglia (principio di non discriminazione).

Quante ore al giorno si può lavorare?

L’orario normale di lavoro è fissato in 40 ore settimanali, ma si fa riferimento ai contratti collettivi di lavoro, a livello nazionale o settoriale; il ricorso a prestazioni di lavoro straordinario è possibile, ma deve essere contenuto.
Il lavoratore ha diritto a 11 ore di riposo consecutivo ogni 24 ore ed a un periodo di riposo di almeno 24 ore consecutive, di regola in coincidenza con la domenica, ogni sette giorni.
Le ferie annuali retribuite devono avere durata di almeno quattro settimane e sono irrinunciabili.

Cosa si intende per sfruttamento lavorativo?

Secondo la legislazione italiana si ha sfruttamento lavorativo quando nello svolgimento dell’attività lavorativa ricorrono alcune caratteristiche, come:
- il pagamento di salari inferiori agli standard nazionali e sproporzionati rispetto alle ore lavorate;
- ripetuti orari di lavoro prolungati o la negazione del riposo settimanale, delle ferie annuali retribuite e/o delle assenze per malattia retribuite;
- la violazione sistematica della sicurezza e della salute sul posto di lavoro;
- l'uso di metodi degradanti per la sorveglianza del lavoratore.

Quali sono gli obblighi del datore di lavoro al fine di salvaguardare la sicurezza sul lavoro del lavoratore?

Gli adempimenti obbligatori (D. Lgs. 81/2008) assegnati al datore di lavoro sono molteplici, tra cui:
- la valutazione di tutti i rischi presenti sul luogo di lavoro a cui i lavoratori potrebbero essere esporti con conseguente elaborazione del Documento di Valutazione dei Rischi (Dvr);
- la messa a norma di locali, impianti, macchinari ed attrezzature;
- l'organizzazione del servizio di prevenzione e protezione;
- la nomina delle figure indispensabili per la sicurezza sul lavoro;
- l'informazione, la formazione e l'addestramento dei lavoratori;
Queste attività non devono in nessun caso comportare costi finanziari a carico dei lavoratori. La vigilanza su queste attività è in capo all’INAIL, a cui è possibile rivolgersi per maggiori informazioni.


A chi può rivolgersi il lavoratore per capire se si trova in una condizione di sfruttamento lavorativo?

Esiste una fitta rete di supporto, informazione e orientamento sul territorio nazionale: è possibile rivolgersi ai sindacati, alle associazioni di categoria, ai servizi territoriali del Comune di residenza, oltre alle associazioni che offrono assistenza e attività in favore dei cittadini stranieri.

A chi può rivolgersi il lavoratore in caso di urgenza? O per avere informazioni?

Può chiamare il numero verde nazionale antitratta 800.290 290. Il numero è gratuito e attivo 24 ore su 24, ogni giorno dell’anno. Gli operatori che rispondono sono mediatori linguistico–culturali che parlano inglese, spagnolo, albanese, romeno, russo, moldavo, ucraino, nigeriano, cinese, polacco, portoghese e arabo. Gli operato forniscono informazioni utili e orientamento ai servizi del territorio o, in caso di emergenza, assistenza per specifiche esigenze.
All’interno degli interventi di sensibilizzazione messi in campo dal Dipartimento per le Pari Opportunità, esiste anche un sito internet a cura dell’Osservatorio Interventi Tratta  che ha una sezione speciale dedicata allo sfruttamento lavorativo.

Da giugno 2021 è anche attivo l’Helpdesk interistituzionale Anticaporalato  specificamente destinato a cittadini stranieri vittime o potenziali vittime di sfruttamento lavorativo. Mediatori interculturali e operatrici forniscono un servizio multilingue (inglese, francese, arabo, pidgin, edo/benin, wolof, mandingo, fula, pular più altre a richiesta) sulle modalità di emersione, sull'accesso ai servizi territoriali e sulle possibilità di inserimento nei programmi contro lo sfruttamento lavorativo Su.Pr.Eme. Italia e P.I.U. Su.Pr.Eme 
L'Helpdesk multicanale è attivo dal lunedì al venerdì dalle 9:30 alle 18:30, con conservazione e gestione dei messaggi giunti oltre l'orario di funzionamento.

Che cos’è il caporalato?
Il caporalato, o intermediazione illecita del lavoro, è un sistema che recluta lavoratori per destinarli al lavoro presso terzi, in condizioni di sfruttamento.
Il caporalato è un reato, per cui sono imputabili sia chi recluta (il caporale) che chi “utilizza, assume o impiega manodopera” (il datore di lavoro), sottoponendo i lavoratori a condizioni di sfruttamento.
Il lavoratore non è invece punito per il solo fatto di lavorare senza contratto o senza permesso di soggiorno.

Fonte: Integrazione Migranti

L’unità familiare è un diritto fondamentale riconosciuto e tutelato dall’ordinamento italiano e che trova pieno riconoscimento anche per gli stranieri che desiderino riunirsi ai propri familiari. Il ricongiungimento familiare, è uno strumento essenziale per permettere la vita familiare, in quanto contribuisce a creare una stabilità socioculturale che facilita l’integrazione nello Stato, permettendo quindi di promuovere la coesione economica e sociale.

Che requisiti occorrono per ottenere il visto per ricongiungimento familiare con il coniuge all’estero?

Per l’ottenimento del visto d’ingresso è necessario che il coniuge regolarmente residente in Italia presenti la richiesta di nulla osta al ricongiungimento presso lo Sportello Unico, utilizzando l’apposita procedura informatizzata disponibile sul sito del Ministero dell’Interno

Lo Sportello Unico competente una volta ricevuta la domanda provvederà a convocare il richiedente, mediante apposito appuntamento per la presentazione e vidimazione della documentazione relativa alla disponibilità di alloggio e di reddito minimo necessari. Se il richiedente è beneficiario di protezione internazionale non deve dimostrare il possesso dei requisiti di reddito e alloggio.

Attenzione: il nulla osta non è necessario per i familiari stranieri di cittadini italiani, di cittadini dell’Unione Europea, o di uno Stato parte dell’Accordo sullo Spazio economico europeo (Islanda, Liechtenstein, Norvegia).

Quale è il reddito minimo necessario per poter ricongiungere un familiare?

I parametri di reddito sono aggiornati annualmente. Il reddito necessario aumenta a seconda del numero di familiari che si intendono ricongiungere. Il reddito necessario si calcola sulla base dell’importo annuo dell´assegno sociale aumentato della metà per ogni familiare che si deve ricongiungere. Per esempio, per il 2021 l’assegno sociale è pari a 5.983,64 € e per ricongiungere un familiare è necessario avere un reddito 8.975,46 €; per ricongiungere due familiari è necessario avere un reddito di 11.967,28 €, e così via.
Per il ricongiungimento di due o più figli di età inferiore a 14 anni o di due o più familiari dei titolari di protezione internazionale è sempre necessario solo un reddito non inferiore al doppio dell’assegno sociale annuo.

Lo straniero già in Italia per quali familiari può richiedere il ricongiungimento?

È possibile richiedere il ricongiungimento per i seguenti familiari:
- il coniuge non legalmente separato e di età non inferiore ai 18 anni;
- i figli minori, anche del coniuge o nati al di fuori del matrimonio, non coniugati a condizione che l’altro genitore, qualora esistente, abbia dato il suo consenso. Il figlio deve essere minore di anni 18 all’atto di presentazione della domanda;
- i figli maggiorenni a carico qualora per ragioni oggettive non possano provvedere alle proprie indispensabili esigenze di vita in ragione del loro stato di salute che comporti invalidità totale;
- i genitori a carico, qualora non abbiano altri figli nel Paese di origine o di provenienza, ovvero genitori ultrasessantacinquenni, qualora gli altri figli siano impossibilitati al loro sostentamento per documentati, gravi motivi di salute.
Non è possibile quindi il ricongiungimento familiare con un fratello o una sorella.

Il ricongiungimento familiare non è consentito se il richiedente risulta già coniugato con altro coniuge residente in Italia.
È consentito l’ingresso per ricongiungimento anche al genitore naturale del minore regolarmente soggiornante in Italia con l’altro genitore. La domanda di nulla-osta può in tal caso essere presentata per conto del minore dal genitore regolarmente soggiornante. Ai fini della sussistenza dei requisiti di reddito ed alloggio si tiene conto del possesso di questi da parte dell’altro genitore.

Quanto tempo occorre per ottenere il nulla osta al ricongiungimento familiare?
Il nulla osta al ricongiungimento familiare deve essere rilasciato entro 180 giorni dalla richiesta. Il nulla osta viene trasmesso dallo Sportello Unico per via telematica direttamente agli Uffici Consolari e deve essere utilizzato, ai fini del rilascio del visto per motivi familiari, entro sei mesi dalla data di emissione.

Cos’è e come richiedere il visto di ingresso per familiare al seguito?

Il visto di ingresso per familiare a seguito favorisce la coesione familiare, attraverso la possibilità per i familiari di uno straniero titolare di un visto di ingresso per lavoro subordinato relativo a contratto di durata non inferiore a un anno, o per lavoro autonomo non occasionale, ovvero per studio o per motivi religiosi, di fare ingresso in Italia direttamente insieme al proprio congiunto. Possono entrare a seguito del proprio familiare solo i familiari con i quali sarebbe comunque possibile attuare il ricongiungimento ed a condizione che ricorrano i requisiti circa la disponibilità di alloggio e di reddito

Maggiori informazioni: sul sito del Ministero degli Affari Esteri, consultabile al link https://vistoperitalia.esteri.it/home.aspx, è possibile consultare le differenti tipologie di visto e le procedure per richiederlo.

Fonte: Integrazione Migranti

Lunedì, 04 Ottobre 2021 16:38

Riprendono i corsi di italiano per stranieri

Riprende il progetto di accoglienza e orientamento rivolto a cittadini stranieri che prevede l’organizzazione di corsi per conseguire vari livelli di competenza nella lingua italiana. Iscrizioni aperte fino al 15 ottobre.

L’Amministrazione comunale di Maiolati Spontini si è accreditata per diventare sede di questa importante opportunità di integrazione e accoglienza. Lo scorso luglio, a conseguire l’attestato finale dei corsi PreA1 e A2 erano stati due uomini e otto donne.

Lo svolgimento delle lezioni sarà curato, anche per i nuovi corsi, insieme alle Caritas parrocchiali, all’Istituto scolastico comprensivo Carlo Urbani e alla consigliera straniera aggiunta Inga Yicela Matos. I partecipanti al corso A2 avevano avuto modo di conoscere meglio anche il Comune: avevano incontrato esperti, che li avevano introdotti ad argomenti specifici, e alcuni esponenti della Giunta comunale.

Sono finanziati dal Ministero dell’Interno attraverso l’assessorato alle Politiche sociali della Regione Marche e attuati dalla sede di Ancona del Cpia, il Centro provinciale per l’Istruzione degli adulti, nell’ambito del progetto Italiano cantiere aperto Marche 2014-2021

Iscrizioni

Per iscriversi è necessario indicare, entro il 15 ottobrenome, cognome, data di nascita, residenza, numero di telefono. Possono iscriversi tutte le persone italiane e/o straniere che abbiano compiuto i 16 anni di etàLa formazione delle classi avverrà dopo i colloqui individuali. 

I cittadini e le cittadine straniere devono essere in possesso del permesso di soggiorno in corso di validità. Al termine dei corsi e dopo il superamento di un test finale, il Cpia rilascia un attestato di competenza di lingua italiana (L2)Si accede alle lezioni se muniti di green pass o di certificato di esenzione. 

Si può spedire la scheda di iscrizione per email a This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.  oppure presso la la Chiesa Cristo Redentore di Moie, sede della Caritas, il sabato mattina dalle 10 alle 12.

Fonte: QDM Notizie

Gli alunni con cittadinanza non italiana sono circa 877 mila (10,3% della popolazione scolastica) su un totale di 8.484.000 ragazze e ragazzi che lo scorso anno hanno frequentato le scuole del Paese. I dati relativi all’anno scolastico 2019/2020 sono stati resi oggi dal ministero dell’Istruzione.

Studenti italiani in calo 

La popolazione scolastica nel 2019/2020 è scesa complessivamente di quasi 96 mila unità (-1,1% rispetto all’anno precedente). Il report registra un calo degli studenti italiani: la flessione è di circa 115 mila unità (-1,5%), a fronte, invece, di un incremento di 19 mila studenti con cittadinanza non italiana (+2,2%): l’incidenza di questi ultimi sul totale della popolazione è passata dal 10% a 10,3%. Tra il 2010/2011 e il 2019/2020, gli studenti con cittadinanza non italiana sono aumentati del 23,4% (+166 mila unità). Prevalgono le seconde generazioni: il 65,4% delle studentesse e degli studenti di origine non italiana è nato nel nostro Paese.
Come rileva il report, “la crescita complessiva di 19 mila studenti con cittadinanza non italiana deriva da andamenti piuttosto diversi nei vari gradi di istruzione”. In particolare, nella scuola dell’Infanzia l’aumento dei bambini di origine migratoria è stato di circa 1.100 unità con una crescita della loro incidenza sul totale da 11,4% a 11,8% per effetto del più consistente calo degli allievi italiani (- 36.929 unità), mentre nella scuola secondaria di I grado l’aumento è stato di oltre 7.700 unità”. La scuola primaria rimane il settore che assorbe il maggior numero di studenti stranieri. 

Il 65,3% delle studentesse e degli studenti con cittadinanza non italiana è concentrato nelle regioni del Nord; il 22,2% è nel centro; il 12,5% nel sud. La Lombardia si conferma la regione con il maggior numero di studenti di cittadinanza non italiana (224.089), oltre un quarto del totale presente in Italia (25,6%). In Emilia-Romagna, invece, rappresentano in rapporto alla popolazione scolastica regionale il valore più elevato a livello nazionale (17,1%). 

Nel quinquennio 2015/2016-2019/2020, segnalano gli osservatori,  il numero degli studenti con cittadinanza non italiana nati nel nostro paese è passato da oltre 478 mila a quasi 574 mila (+20% circa). Nell’ultimo anno l’incremento è stato di oltre 20 mila unità (+3,7%), portando la quota dei nati in Italia sul totale degli studenti di origine non italiana al 65,4%, quasi un punto percentuale in più rispetto al 2018/2019 (64,5%). In Veneto il 71,7% è nato in Italia. Studentesse e studenti con cittadinanza non italiana sono originari di quasi 200 paesi nel mondo, ma il 45,4% proviene da un Paese europeo. Seguono gli studenti di provenienza o origine africana (26,1%) e asiatica (20,5%).

Gli alunni con cittadinanza non italiana A.S. 2019/2020 - Fonte: MIUR

Fonte: Redattore Sociale

Page 1 of 62