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Giovedì, 20 Settembre 2018 18:18

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Giovedì, 14 Giugno 2018 12:42

Consorzio Marche Spettacolo

Giovedì, 14 Giugno 2018 12:35

Vivere Marche

La Regione Marche sorge tra le montagne degli Appennini e il Mare Adriatico. Con poco più di un milione e mezzo di abitanti distribuiti nelle cinque province di Ancona, città capoluogo, Pesaro e Urbino, Macerata, Fermo e Ascoli Piceno, le Marche, da sempre “porta d’Oriente” del nostro Paese, sono l’unica regione italiana al plurale.

Dal paesaggio montano costellato di borghi, rocche, fortezze d’epoca medioevale, si passa a colline e vallate contraddistinte da architettura rurale, ville con magnifici parchi e giardini per arrivare al paesaggio di fondo valle e costiero. Le città d’arte delle Marche offrono suggestioni uniche con numerosi palazzi, biblioteche, musei e monumenti di grande prestigio.

La regione si contraddistingue per la rara bellezza che l’ha resa terra di grandi personalità, da Giacomo Leopardi a Raffaello, da Giovan Battista Pergolesi a Gioachino Rossini, da Gaspare Spontini a Padre Matteo Ricci a Federico II, che qui sono nati.

Fonte: Regione Marche

Giovedì, 14 Giugno 2018 12:34

Sistema di accoglienza

Il sistema di accoglienza in Italia opera su due livelli: prima accoglienza, che comprende gli hotspot e i centri di prima accoglienza, e seconda accoglienza, il cosiddetto SPRAR (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati).

La prima accoglienza è svolta in centri collettivi dove i migranti appena arrivati in Italia vengono identificati e possono avviare, o meno, la procedura di domanda di asilo. Gli hotspot sono centri dove vengono raccolti i migranti al momento del loro arrivo in Italia. Qui ricevono le prime cure mediche, vengono sottoposti a screening sanitario, vengono identificati e fotosegnalati e possono richiedere la protezione internazionale. Ad oggi gli hotspot sono quattro: Lampedusa, Pozzallo, Trapani e Taranto.

Dopo una prima valutazione, i migranti che fanno domanda di asilo vengono trasferiti (in teoria entro 48 ore) nei centri di prima accoglienza (noti anche come hub regionali), dove vengono trattenuti il tempo necessario per individuare una soluzione nella seconda accoglienza. Una volta transitati dagli hotspot e dai centri di prima accoglienza, i richiedenti asilo vengono assegnati alla seconda accoglienza, entrano cioè a far parte del programma SPRAR (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati). 

La seconda accoglienza riguarda i programmi SPRAR. Negli alloggi del sistema SPRAR sono inseriti soprattutto rifugiati e titolari di protezione sussidiaria o umanitaria, che possono restare nel progetto per sei mesi, prorogabili di altri sei mesi, durante i quali sono accompagnati a trovare una sistemazione autonoma. I richiedenti asilo invece restano per tutto il tempo necessario alla risoluzione della loro pratica, cioè fino a quando non ricevono la risposta, affermativa o negativa, rispetto alla loro domanda di asilo. Se ricevono una risposta negativa, ossia il diniego della protezione internazionale, devono lasciare il sistema SPRAR.

Oltre agli alloggi, gli enti gestori sono chiamati a fornire una serie di beni e servizi di base: pulizia e igiene ambientale (svolti anche dagli ospiti in autogestione); vitto (colazione e due pasti principali, meglio se gestiti in autonomia dagli ospiti); attrezzature per la cucina; abbigliamento, biancheria e prodotti per l’igiene personale; una scheda telefonica e/o ricarica; l’abbonamento al trasporto pubblico urbano o extraurbano sulla base delle caratteristiche del territorio.

Ci sono poi tutta una serie di altri servizi per l’inserimento sociale che gli enti gestori sono tenuti a garantire, e che fanno la differenza per l’obiettivo di una reale accoglienza. Sono i servizi che consentono al rifugiato/richiedente asilo di inserirsi in un sistema legale, sanitario, educativo, sociale; di imparare la lingua con cui comunicare con gli italiani; di avere qualche chance lavorativa; di inserire i minori a scuola insieme a tutti gli altri minori del territorio; di fare sport, o cultura. E consentono alla popolazione locale di conoscere queste persone, condividendo occasioni di festa, quotidianità, magari anche conflitto, però mediato dagli operatori del progetto.

L’accoglienza straordinaria

I CAS (Centri di Accoglienza Straordinaria) sono concepiti come strutture temporanee da aprire nel caso in cui si verifichino “arrivi consistenti e ravvicinati di richiedenti” e che non sia possibile accogliere tramite il sistema ordinario. A differenza dei progetti SPRAR, gestiti da enti non profit su affidamento dei comuni, i CAS possono essere gestiti sia da enti profit che non profit su affidamento diretto delle prefetture. Ogni prefettura territoriale pubblica quindi delle gare d’appalto periodiche per l’assegnazione della gestione dei posti in modalità CAS.

I CAS possono essere gestiti in modalità accoglienza collettiva o accoglienza diffusa. L’accoglienza collettiva comprende strutture anche di centinaia di persone, che sono poi quelle che danno più spesso dei problemi sia per i migranti che per i territori dove sono situate: hotel, bed & breakfast, agriturismi, case coloniche. L’accoglienza diffusa avviene invece in appartamento e, seppur con meno garanzie di qualità rispetto agli appartamenti inseriti nello SPRAR, risulta comunque in un impatto più sostenibile sul territorio in cui viene attuata.

Per maggiori informazioni sull'accoglienza nella Regione Marche visita il sito.

Fonte: Ministero dell'Interno, SPRAR

Giovedì, 14 Giugno 2018 12:34

Housing Sociale

Le politiche della casa e dell’immigrazione si configurano come politiche intersettoriali e multidimensionali e occupano una posizione di crescente rilevo sia a livello nazionale che regionale. L’housing sociale ha la finalità di sostenere iniziative abitative a canoni moderati socialmente orientate e indirizzate principalmente a giovani coppie, studenti, anziani, famiglie monoreddito, immigrati e altri soggetti in condizione di svantaggio sociale ed economico.

L’housing sociale riguarda sia gli alloggi di edilizia residenziale pubblica (ERP) sia gli alloggi realizzati da operatori pubblici o privati ed offerti in locazione a canoni moderati in affitto o vendita. L’housing sociale non si configura solamente come la risposta ad una problematica meramente economica, ma deve inoltre avere una forte connotazione sociale per creare meccanismi virtuosi di condivisione che scongiurino fenomeni di esclusione sociale. In questo contesto, il social housing rappresenta un’occasione importante considerata l’apertura delle iniziative immobiliari verso il terzo settore e il mondo sociale sia in termini di sinergie che di strategie d’intervento. E’ qui che le Regioni ed i Comuni si confrontano con il settore privato come le associazioni, le fondazioni, le cooperative, le banche e il terzo settore.

L’alloggio sociale, in quanto servizio di interesse economico – sociale generale, costituisce standard urbanistico aggiuntivo e la Regione Marche ha disciplinato la propria attività di pianificazione e programmazione con la legge regionale 16 dicembre 2005, n. 36, definendone la durata, i contenuti, i soggetti pubblici e privati coinvolti, le risorse finanziarie utilizzate, le diverse tipologie di intervento ed i requisiti dei beneficiari.

Gli obiettivi del programma di housing sociale nella Regione Marche:

  • Avviare un programma organico di interventi di recupero e di efficientamento energetico del patrimonio abitativo ERP inutilizzato, di proprietà di ERAP e Comuni;
  • Incrementare l’offerta delle abitazioni a canone moderato ed agevolare l’accesso alla proprietà della 1° casa con la formula dell’affitto con riscatto;
  • Ridurre lo stock di alloggi ultimati, invenduti, che appesantiscono e condizionano il mercato edilizio ed il sistema delle imprese edili;
  • Promuovere interventi di recupero del patrimonio immobiliare esistente ed acquisto alloggi immediatamente disponibili tramite il reinvestimento dei proventi delle vendite del patrimonio abitativo ERP;
  • Avviare la sperimentazione di nuove soluzioni di edilizia residenziale pubblica. 

Per maggiori informazioni visita il sito.

Fonte: Regione Marche

Giovedì, 14 Giugno 2018 12:29

Piano Regionale della Prevenzione

Il “Piano Regionale della Prevenzione 2014-2018” della Regione Marche nasce dall’Intesa tra Stato -Regioni e Province Autonome. La Giunta Regionale delle Marche ha recepito il piano con DGR n. 1434 del 22.12.2014, individuando i programmi regionali, integrati e trasversali rispetto ad obiettivi e azioni, con i quali si intende dare attuazione a tutti gli obiettivi.

Si tratta di un “Piano” per una promozione della salute e una prevenzione attuata attraverso azioni che si dipanano in un quadro strategico di quinquennio che:

  • fissa obiettivi comuni prioritari supportati da strategie e azioni evidence based, in grado nel medio-lungo termine di produrre un impatto sia di salute che di sistema e quindi di essere realizzati attraverso interventi sostenibili e “ordinari”;
  • definisce un numero limitato di (macro) obiettivi di salute misurabili, e intende valutare i risultati raggiunti attraverso indicatori di outcome, ovvero indicatori di early-outcome o di output dei processi sanitari per i quali sia dimostrabile una relazione tra output e out come;
  • recepisce gli obiettivi sottoscritti a livello internazionale e incorpora gli obiettivi già decisi all’interno di Piani nazionali di settore per quanto attiene alla promozione, prevenzione e tutela della salute, nonché gli adempimenti previsti dal quadro normativo;
  • garantisce la trasversalità degli interventi: essa deve essere fortemente perseguita anche in termini di integrazione (formale e operativa), ai fini del raggiungimento degli obiettivi del PNP, tra diversi settori, istituzioni, servizi, aree organizzative; pertanto, nel definire le strategie e le azioni tiene in considerazione sia la funzione del SSN di diretta erogazione degli interventi, sia il ruolo di steward del SSN nei confronti degli altri attori e stakeholder;
  • riconosce l’importanza fondamentale della genesi e fruizione della conoscenza e pertanto riconosce la messa a regime di registri e sorveglianze come elementi infrastrutturali indispensabili per il raggiungimento degli obiettivi di salute.

Fonte: Regione Marche

Giovedì, 14 Giugno 2018 12:23

Altro contenuto sociale

da fare

Martedì, 12 Giugno 2018 17:07

La riforma del regolamento di Dublino

Il 5 giugno scorso a Lussemburgo si sono riuniti i ministri dell’Interno dell’Unione europea per discutere della riforma del regolamento di Dublino, il sistema comune europeo sull’asilo. I ministri hanno respinto la proposta di compromesso sulla riforma del trattato di Dublino presentata della presidenza bulgara.

La questione su cui non si è trovato un compromesso tra gli stati europei riguarda l’introduzione delle quote di ripartizione dei richiedenti asilo all’interno dello spazio europeo. Si tratta di una questione che è stata inserita dall’Agenda europea sull’immigrazione nel 2015 e che mette in discussione il regolamento di Dublino III, ovvero il principio secondo cui il paese di primo ingresso in Europa è responsabile della domanda di asilo del migrante.

Fino ad ora le quote di ripartizione sono sempre state osteggiate dai paesi dell’Europa orientale, in particolare dal gruppo di Visegrád (Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria.

Le posizioni di Matteo Salvini sono state rappresentate dall’ambasciatore Maurizio Massari e dalla prefetta Gerarda Pantaleone, i quali hanno respinto la riforma insieme alla Spagna e ai paesi del gruppo di Visegrád. Si sono espresse negativamente Germania, Austria, Estonia, Lettonia, Lituania, Ungheria, Polonia, Slovacchia e Repubblica Ceca, mentre il Regno Unito non si è espresso.

La questione è stata rinviata al Consiglio europeo in programma per il prossimo 28-29 giugno.

Fonte: Repubblica

Lunedì, 11 Giugno 2018 16:53

Rappresentare la diversità culturale

Nell’ambito del progetto PRIMM, Piano Regionale Integrazione Migranti Marche, finanziato dal Fondo Asilo, Migrazione e Integrazione 2014-2020, la Regione Marche in collaborazione con la Svim e l’Università di Urbino organizza il workshop dal titolo “Rappresentare la diversità culturale”. Il workshop è rivolto alle associazioni e gruppi informali che si occupano di diversità culturale nella Regione Marche.

Il workshop si svolgerà ad Ancona, Fano e Grottammare.

  • Ancona, 22 giugno 2018, Sala Limadou, Regione Marche, ore 16:30
  • Fano, 23 giugno 2018, Sala del Consiglio Comunale, ore 10:30
  • Grottammare, 26 giugno 2018, Sala del Consiglio Comunale, ore 16:30.

Il programma del workshop: “Rappresentare la diversità culturale”  

  • Saluti e introduzione - Giovanni Santarelli, Regione Marche
  • Cambiano le migrazioni, cambia la rappresentanza - Eduardo Barberis, Università di Urbino
  • Formare il pensiero interculturale - Rosella Persi, Università di Urbino
  • Gruppi di discussione e interventi dal pubblico

La locandina del workshop

Fonte: Regione Marche

Giovedì, 07 Giugno 2018 18:16

Iscriversi all'Università

Possono accedere all’università in Italia i cittadini stranieri sia residenti all’estero che quelli regolarmente soggiornanti sul territorio italiano.

I cittadini stranieri residenti all'estero

I cittadini stranieri residenti all'estero potranno accedere ai corsi universitari chiedendo il visto d'ingresso per studio. Ogni anno, entro il 31 dicembre, gli atenei stabiliscono il numero dei posti da destinare all’immatricolazione degli studenti stranieri ai corsi di studio universitari, per l’anno accademico successivo. L’ammissione è comunque subordinata alla verifica delle capacità ricettive delle strutture universitarie ed al superamento delle prove di ammissione. L’elenco dei posti riservati agli studenti stranieri sono pubblicati sul sito: http://www.studiare-in-italia.it/studentistranieri/.

Le competenti rappresentanze diplomatiche o consolari italiane, ai fini dell’accesso agli studi universitari, rilasciano le dichiarazioni sulla validità locale dei titoli di scuola secondaria del Paese di origine, fornendo contestualmente informazioni sulla scala di valori e sul sistema di valutazioni locali cui fa riferimento il voto o il giudizio annotato sul titolo di studio.

I cittadini stranieri residenti in Italia

I cittadini stranieri residenti in Italia potranno accedere ai corsi universitari, a parità di condizioni con gli studenti italiani se:

  • se sono residente in Italia e titolare di permesso di soggiorno di lungo periodo o di permesso di soggiorno per lavoro subordinato, per lavoro autonomo, per motivi familiari, per asilo politico o umanitario e per motivi religiosi;
  • se sono regolarmente soggiornanti in Italia da almeno un anno e in possesso di titolo di studio superiore conseguito in Italia;
  • se sono residenti ma titolari di diploma finale di scuole italiane all’estero o di scuole straniere o internazionali, funzionanti in Italia o all’estero, oggetto di intese bilaterali o di normative speciali.

I corsi di Laurea (primo ciclo) hanno durata triennale mentre i corsi di Laurea Magistrale (secondo ciclo) si distinguono in: Laurea Magistrale della durata di un biennio successivo al corso di Laurea e Laurea Magistrale a ciclo unico di durata quinquennale o sessennale (ovvero Medicina e chirurgia, odontoiatria, veterinaria, architettura a ciclo unico, giurisprudenza e restauro).

Le Università nelle Marche:

Fonte: Regione Marche Istruzione, Studiare in Italia

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