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Istat, la pandemia ha fatto crollare l’immigrazione nel 2020

Il quadro economico e sociale italiano è caratterizzato, alla metà del 2021, dai contraccolpi negativi della crisi derivata dall’emergenza sanitaria, ma anche dal delinearsi della ripresa dell’attività economica. La recessione globale è stata violenta e di breve durata, con un immediato rimbalzo favorito dalle misure di sostegno e ulteriori pause dovute ai provvedimenti di contenimento del contagio. I mesi più recenti vedono il convergere di tutte le principali economie verso un sentiero di veloce recupero a cui il nostro Paese sembra essersi agganciato.

Nel primo trimestre 2021, nonostante il prolungarsi dell’emergenza, l’attività economica si è stabilizzata, con importanti progressi nella manifattura e nelle costruzioni e in alcuni comparti del terziario. In primavera, la ripresa dell’industria si è accentuata e il clima di fiducia delle imprese è divenuto via via più positivo anche in gran parte dei servizi. La crisi ha investito anche il mercato del lavoro: il calo dell’occupazione ha riguardato all’inizio principalmente i dipendenti a termine e gli indipendenti, poi anche i lavoratori a tempo indeterminato. 

La chiusura delle frontiere nel primo anno di pandemia ha causato un crollo delle migrazioni verso l’Italia. Il dato è evidenziato nel Rapporto Annuale Istat 2021, presentato la scorsa settimana, secondo il quale i flussi in ingresso nel 2020 si sono ridotti del 30,6 per cento rispetto alla media dei cinque anni precedenti.

La contrazione dei flussi anagrafici in entrata, spiega l’Istat, non ha riguardato tutte le aree geografiche nello stesso modo, sia in generale che nel corso dell’anno.

Nei mesi di gennaio e febbraio, precedenti l’emergenza sanitaria, si osserva una riduzione media di ingressi del 8,8 per cento rispetto alla media 2015-2019, concentrata nelle provenienze dall’Africa (-37,4 per cento), mentre gli ingressi dall’America Latina aumentano di altrettanto. Durante il periodo della prima ondata pandemica, da marzo a maggio, si registrano consistenti cali delle immigrazioni (-66,3 per cento complessivo) per tutti i paesi di origine.

Nella fase di transizione e durante la seconda ondata le iscrizioni dall’estero subiscono riduzioni più contenute, con una lieve ripresa dei flussi provenienti dal Nord America. Quelli provenienti dai paesi africani mostrano sempre un calo di entità superiore alla media. In generale, nel corso del 2020, il flusso di immigrati provenienti dal Gambia e dal Mali si riduce del 67 per cento, dalla Nigeria e dal Ghana del 54 per cento. Per le provenienze asiatiche le riduzioni più consistenti si osservano per Filippine e Cina (-51 per cento). È meno forte il calo degli immigrati dalla Romania (-40 per cento), da anni principale paese di provenienza dei flussi di iscrizione dall’estero.

Fonte: Stranieri in Italia