Sei ricerche per capire come cambia il caporalato

«Su.Pr.Eme. Italia è di fondamentale importanza per la promozione del programma triennale di lotta al caporalato». Lo ha detto Patrick Doelle della DG Home della Commissione Europea, che ha partecipato, a Matera, nel suggestivo scenario di Casa Cava, all’evento “Conoscere per cambiare: il fenomeno del caporalato e le sue dinamiche”.

L’iniziativa ha avuto come perno la presentazione di sei report di ricerca previsti dal programma Su.Pr.Eme. Italia (Sud Protagonista nel superamento delle Emergenze in ambito di grave sfruttamento e di gravi marginalità degli stranieri regolarmente presenti nelle cinque regioni meno sviluppate), finanziato nell’ambito dei fondi AMIF - Emergency Funds della Commissione Europea - DG Migration and Home Affairs. Il partenariato è guidato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali – Direzione Generale Immigrazione (Lead partner) coadiuvato dalla Regione Puglia (Coordinating Partner) insieme alle Regioni Basilicata, Calabria, Campania e Sicilia e l’Ispettorato Nazionale del Lavoro, l‘Organizzazione Internazionale per le Migrazioni e Nova consorzio nazionale per l’innovazione sociale.

Nello specifico, sono state illustrate sei ricerche che indagano il caporalato nelle sue dinamiche, in particolare gli aspetti strutturali da cui si dipartono i fenomeni ad esso correlabili. Un’occasione per verificare quanto è stato fatto e, soprattutto, ripartire migliorando le criticità.

Le ricerche sono utili per capire meglio com’è cambiato il fenomeno del caporalato e come, quindi, è meglio agire in futuro: da come viene percepito attraverso il racconto dei media, all’analisi dell’evoluzione demografica e dell’immigrazione nelle ripartizioni territoriali italiane; dalle politiche regionali con l’offerta dei servizi socio-sanitari nelle aree problematiche, alla ripartizione delle risorse finanziarie.

«I dati delle ricerche svolte - ha continuato Doelle - sono utili per darci delle risposte su come meglio affrontare questo fenomeno molto complesso e su quale possa essere la prossima strategia adottata dall’Italia. Sono altrettanto utili per promuovere le buone prassi che già si sono adottate in Italia. Il problema che deve essere subito superato in materia di lotta al caporalato riguarda prima di tutto la questione dell’alloggio dei lavoratori. Poi il trasporto e l’intermediazione, perché bisogna spezzare questo rapporto tra migranti e caporali. Bisogna uscire da una modalità emergenziale di affrontare il fenomeno. Ci stiamo assicurando che ciò sia integrato nella programmazione dei Fondi Europei per i prossimi sette anni, per far sì che ci sia una risposta strutturale e che questo tema possa essere affrontato a lungo termine fino a che non venga completamente sradicato».

Mettere a sistema il lavoro delle istituzioni, ognuna per quello che è il proprio ruolo, è la strada giusta. «Occorre coordinare un lavoro complesso, che prima veniva svolto separatamente da chi, a vario titolo, si occupava del fenomeno - ha detto Renato Sampogna, Dirigente area terza DG Immigrazione del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali -. Rileviamo risultati sia nell’ambito della prevenzione, sia in quello dell’inclusione e della presa in carico delle persone che vengono intercettate. La domanda che ci si pone è la seguente: come è possibile dare una risposta concreta di inclusione, per evitare che i lavoratori possano poi ricadere nella rete dello sfruttamento? Da questo punto di vista i risultati sono incoraggianti».

«È necessario continuare a fare sistema tra i fondi che ci sono e il lavoro delle istituzioni - ha detto Valentina D’Urso del Ministero dell’Interno -. Accanto agli investimenti di Su.Pr.Eme. ci sono quelli del Programma Operativo Nazionale in particolare per l’accoglienza dei lavoratori migranti che si trovano in difficoltà. Noi abbiamo grandi aspettative, sia per il superamento del degrado sia, ovviamente, per favorire la dignità del lavoratore e promuovere il suo inserimento in una economia legale».
«Su.Pr.Eme, già nel significato dell’acronimo, mette al centro il sud protagonista - ha spiegato Gianpietro Losapio, Direttore del Consorzio Nova -; si tratta di un’assunzione collettiva di responsabilità che non è solo delle pubbliche amministrazioni ma del contesto, che si preoccupa di situazioni emergenziali che si attivano mettendosi insieme, perché fenomeni così complessi possono essere affrontati solo in sinergia».

Fonte: Integrazione Migranti